forse non sarei come sono adesso
( sabato, 27 dicembre 2008; 21:36 )

Il più bello dei nostri mari
è quello che non navigammo.
Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto.
I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.
E quello che vorrei dirti di più bello,
non te l'ho ancora detto.

Nazim Hikmet

 

Natale è già finito. È arrivato, tra i profumi delle candele e dei dolci fatti in casa, del cioccolato sciolto e delle frittelle immerse nello zucchero. E poi è passato, divorato dall’ansia dell’ “è Natale, dobbiamo per forza far qualcosa”. Poi in fondo non è stato niente di speciale. Lo immaginavo diverso, forse migliore, ma non potevo pretendere altro. Forse è stata solo l’assenza di qualcuno.

Forse è che questo posto mi sta stretto.

Non ci sarà quest’anno una lista di fineanno, forse perché è stato un anno molto più lineare, sereno e rassicurante.

Basti dire che ho pianto di meno per dolore e molto, molto di più per la felicità.

Basti dire che ho sorriso più spesso e urlato di meno, e che il cielo finalmente è diventato pieno.

Ci sono date che non dimenticherò mai, perché mi hanno cambiato la vita, ci sono panorami che non ridipingerò mai, perché mi hanno colorato l’anima, e ci sono canzoni che mi sono talmente entrate dentro che quelle parole son diventate mie.

Ho scritto di meno, perché si sa che quando metti tutto in ordine non hai più nulla da analizzare e sistemare. Semplicemente quest’anno ogni cosa ha preso il proprio posto. Persino io ho trovato il mio.

Ho viaggiato di meno verso casa, ho viaggiato molto verso le sue braccia.

Mi sono lasciata andare e mi è andata bene. Ho rischiato e mi è andata molto più che bene.

Ho lottato, e ho vinto.

Io ho creduto quando nessuno ci avrebbe mai scommesso un centesimo, e son diventata ricca.

Ho avuto Lui, il punto cardine di quest’anno. Il punto di riferimento. Il motivo, la ragione.

La mia più dolce caduta.

E tutto improvvisamente aveva i colori più vivaci.

Tutto il caos e le stranezze del mondo hanno acquistato un senso semplicemente perché c’è lui.

In ogni cosa lui.

Mi sono sentita come se tutto il pianeta fosse sotto la mia pianta dei piedi.

L’anno è iniziato con una sua telefonata e finirà con la sua presenza.
Chi l’avrebbe mai detto che la cosa che più aspettavo sarebbe stata la più inaspettata.

Mi sono sentita per la prima volta un corpo solo con un’altra persona.

Ho visto luoghi diversi e li ho amati, ho sentito odori diversi e li ho chiamati casa.

Il mio treno ha viaggiato per valli, distese verdi, palazzi, campi di girasoli, ha superato fiumi e circondato laghi.

E il sole mi è entrato dentro.

Mi sono ricreduta su diverse cose, ho riacquistato fiducia, ho avuto diverse soddisfazioni.

Ho condiviso di tutto.

Sto imparando a conoscermi, e ho capito di non sopportare la mia parte intollerante e resto quella alla ricerca costante di certezze.

Non mi sono mai sentita sola e ho cercato di vincere una per una tutte le mie paure, ci sono solo dei giorni sbagliati in cui tornano a galla, ma poi ci sei tu che mi getti una fune per volare più in alto.

Sono cresciuta e a tratti son stata bambina. Perché è quello che ti fa l’amore, ti rende bambino.

Ho riso in faccia ad una strada di asfalto mettendole di fronte ciò che avevamo costruito e che nulla, nulla, può intaccare.

Ho avuto un’estate splendida, per le brevi fughe che mi sono concessa, per il mare nero condiviso, per i segreti spartiti, per quell’entrare nella vita di un altro che te lo senti sotto la pelle, come se tante cose fossero capitate direttamente a te.

Ho vissuto Pisa nel pieno del movimento studentesco, l’ho vista ridente e meravigliosa sotto il sole di ottobre e ho cercato di viverla fino all’ultima goccia di quell’Arno che sembrava potesse inondare il mio cuore.

Ho conosciuto delle persone splendide, e ho rinforzato le amicizie del primo anno.

Noi siamo state testimoni in ogni nuovo incontro di una nuova saldatura, nonostante oggi ci somigliamo sempre meno, nonostante abbiamo vite sempre più diverse, c’è sempre qualcosa che resta in comune a tutte: il nostro legame e la sua straordinaria forza. Non credo ci sia molto altro da dire in proposito, basta leggere i nostri sguardi.

Ho compiuto venti anni, ed è stata una notte meravigliosa.

 

Ho ringraziato tante volte in silenzio, di notte, per tutti questi miracoli, ho chiesto tante volte, in silenzio, di notte, una manciata di serenità da regalare a certe persone. E a tratti ho vinto anche in questo, capendo che sono stessa io a poterla regalare, la serenità.

E a volte è bastato fare un biglietto e correre dietro un treno.

E poi ci sono state un milione, un miliardo, di altre cose.

Che però voglio tenere segrete, che tanto son ben sicura che dimenticarle non è possibile.

 Sono felice. Questo conta.

Il modo in cui l’ho raggiunta è un segreto alla portata di tutti.

Oggi, sono una donna felice.

E felicità è stata la parola chiave di questo duemilaotto.

Anche oggi, ringrazio chi ha reso possibile tutto questo.

Ora so quanto è bello ciò che aspettavo un anno fa.

 

Quest’anno per me il Natale inizierà in ritardo, inizierà lunedì mattina, e la prima alba dell’anno sarà luminosa come non mai, con una promessa di dolcezza che odora di petali di rosa e di allegria frizzante come bollicine di spumante.

 

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eggià
( lunedì, 22 dicembre 2008; 18:59 )

"L’amore più grande lascia senza parole"


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per essere felici ci vuole coraggio
( sabato, 13 dicembre 2008; 16:38 )

Ridiamo come le montagne non appena gli voltiamo le spalle, ogni volta che sono sicure che nessuno le veda.
Come il mare che si ostinano a chiamare furioso mentre le tempeste non sono che i suoi sghignazzi. 
Come le nuvole che se piangono pioggia è solo per il gran ridere.
Come il vento che non fa che sganasciarsi e soffia soltanto perché deve riposare il respiro.
Ridiamo come il cielo che deve avere tutti i motivi per ridere di noi ma anche con noi.
Ridiamo come non potranno mai fare gli animali che non sanno cosa si perdono.
Ridiamo come solo i più fortunati riescono a fare.
Ridiamo di cuore.


(Ligabue-La neve se ne frega)

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e si amarono l’un l’altro sospesi su un filo di neve
( mercoledì, 03 dicembre 2008; 19:12 )

Voglio farti un regalo
Qualcosa di dolce
Qualcosa di raro
Non un comune regalo
Di quelli che hai perso
Mai aperto
O lasciato in treno
O mai accettato
Di quelli che apri e poi piangi
Che sei contenta e non fingi
 
 
Devo partire però so nel cuore
La tua presenza è sempre arrivo
E mai partenza

Vorrei mi facessi un regalo
Un sogno inespresso
Donarmelo adesso
Di quelli che non so aprire
Di fronte ad altra gente
Perché il regalo più grande
È solo nostro per sempre

 

L’amore dato amore preso amore mai reso
Amore grande come il tempo che non si è arreso
Amore che mi parla coi tuoi occhi qui di fronte
Sei tu sei tu sei tu sei tu sei tu
Il regalo mio più grande

 

Ho pianto. L’ho fatto per la gioia, per l’emozione, per la casa vuota, per l’assenza improvvisa, per lui, per loro.

E’ stata una giornata meravigliosa. Dal primo minuto all’ultimo.

È iniziata con la sua voce, è finita con le loro.

È iniziata con un suo bacio, è finita con i loro.

È iniziata con le sue parole, è finita con le loro.

È stato il compleanno più bello che potessi chiedere, sappiatelo.

 

Fin da quando ero piccola, una volta finita la festa, che fosse il duedicembre, o il Natale, avrei voluto dormire con i regali che mi erano stati fatti. È sempre stata una mania tra le tante che ho. Ovviamente molto raramente è stato possibile, ma mi è sempre rimasto questo pallino non concretizzato.

E invece per questi venti anni è stato proprio così.

Ho dormito con lui prima, ho dormito con loro dopo.  

Ed è stato questo forse il regalo più grande.

Siete voi il  regalo mio più grande, il regalo di sempre.

Il mio regalo è stato girare l’angolo e trovare quegli occhi che mi stavano aspettando, è stata una notte di grandine e tuoni, il vapore dell’acqua calda, e il mondo chiuso fuori. Tutto il mondo chiuso fuori. Dopo tante notti piovose e solitarie trascorse immaginando di non esserlo, il mio regalo è stato il nostro abbraccio durato fino all’alba.

Eravamo insieme, tutto il resto del mondo l'ho scordato [W. Withman]

Il mio regalo sono stati i suoi occhi al risveglio, e nei tuoi occhi io mi salverò, è stata la neve sul ciondolo, è stato l’Arno che sembra mare per quanto si è alzato di livello, è stato quell’aspettare la mezzanotte tra una bottiglia di spumante, ed io non ne avevo mai aperta una, ed i bottoni delle camicie, il mio regalo è stato il corallo e le bollicine.

Trecento di questi giorni. Spero che siano proprio di questi.

Il mio regalo sono stati i loro messaggi. Dal primo all’ultimo ho pianto e ho sorriso insieme.

Siete meravigliose, amiche mie.

Mi fate sentire così speciale, e temo sempre di non meritarmi quelle parole. Ma voi siete perfette, siete tra le cose più belle che ho. Tra le più pure. Tra le più giuste.

Mi avete fatto sentire a casa il primo compleanno in cui a casa non ci sono stata, perché non è mancato nessuno all’appello, anche se non eravate qui fisicamente, ed è stato il compleanno più bello proprio perché non vi avrei potuto sentire più vicine neanche se vi avessi avuto accanto. Dovrei ringraziarvi ogni giorno per ciò che fate per me, per ciò che fate di me, per esserci, e per esserci con me.

Il mio regalo è stato un messaggio di Miri, alzare le serrande e trovarla con Giù sotto il balcone.

Il mio regalo è stato il buon compleanno Amore all’unaequaranta, sono stati quei pacchettini a rate e le confezioni con i cuoricini argentati fatte in casa, e l’ho notato quanto erano accurate.

Anche io vorrei viverci con te.

Il mio regalo è stato notare la scelta dei miei regali, tutti visti, scelti, pensati, pensando a me.

Il mio regalo è stato quella frase sussurrata nella notte un attimo prima di addormentarmi.

Anche vent’anni fa fu una notte piovosa e tempestosa, e con tutto quell’amore, sai?

Il mio regalo è stato la neve. No no, non ha nevicato. Parlo di altro.

Una volta mi raccontasti com’era la neve. Mi dissi che nonostante la bufera era silenzio, candore, magia, era il calore di un camino familiare, era casa, era la pausa dagli impegni, una fuga dalla realtà, una variabile nella vita di tutti i giorni.

La sai una cosa?

Credo che in questa stanza, la notte del mio compleanno, sia caduta la neve.

Perché la neve non cade solo dal cielo.

In fondo l’amore è un funambolismo.
Come scrivere. Come dipingere. Come vivere.
E non aspettate la neve.
Perchè la neve non cade solo dal cielo.

Quando sei ripartito sono stata sola tra le mie cose, a scrivere e ripensare.

Gli abbracci dentro casa sono stati qualcosa da togliere il fiato. Avrei voluto abbracciarle e non smettere. Siamo andate a cena fuori e vi assicuro che non eravamo solo noi cinque. C’eravate anche voi. C’eravate anche quando siamo tornate a casa e intorno ad un tavolo mi hanno cantato quella canzone che mi mette in imbarazzo più di ogni altra cosa. Non mi è mai piaciuto essere al centro dell’attenzione, ma avevo quel desiderio da esprimere, più importante di me stessa ed avevo fretta, prima che scattasse la mezzanotte [poi ci sono i segreti, ed è lì che si va a nascondere la felicità] e finisse anche questo giorno. [La sera, come tutte le sere, venne la sera. Succede e basta. Non importa che razza di giorno arriva a spegnere. Magari era stato un giorno eccezionale, ma non cambia nulla. Arriva e lo spegne.]

Ci siete state nella sorpresa e nella commozione celata dietro un brindisi di troppo. E poi ci siete state in quella stanza, che eravamo solo in tre, ma vi assicuro che non eravamo solo noi tre, per me.

 

Grazie per avermi fatto sentire al centro, per essere stata l’epicentro delle vostre attenzioni.

È solo un post di ringraziamento.

A chi è vicino.

E a chi è lontano.

Sei stato perfetto.

Siete state perfette.

Persino a distanza.

Persino a distanza.


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« Come ci si innamora? Si casca? S'inciampa, si perde l'equilibrio e si cade sbucciandosi il cuore? Ci si schianta per terra? O è come rimanere sospesi oltre l'orlo di un precipizio, per sempre?»
« Senza spiegare nulla, senza dirti dove ci sarà sempre un mare che ti chiamerà »
« Vieni un po' qua, fammi sentire il mare al centro di questa città. »


ti sento
una ragazza distratta, assorta nei suoi pensieri, i capelli sulle spalle, un po di matita nera sotto gli occhi, l'ipod nelle orecchie e parole che hanno voglia di uscire. malinconica come i ricordi che scappano via,romantica come una lettera d'amore, sognatrice come una nuvola, permalosa che pensa e ripensa alle piccole frasi,complicata come un compito di matematica, trasparente come il cielo d'estate, scostante come la pigrizia, ingenua come una bambina, fragile come un fiore, imprevedibile come i temporali estivi,sbadata come una cosa dimenticata, apatica come un pomeriggio senza fare nulla, lunatica come le maree, sensibile come la corda più acuta di un violino, irruenta come un'onda, incapace a mettere via le cose, le belle cose

questa è la mia vita
scrivere.le mie sorelline.la spiaggia d'inverno quando è bel tempo.i pomeriggi coccolosi.i miei ricordi.le foto.le poesie.le serate fino a tardi a chiacchierare.il mio cuscino di Nemo.il rumore delle onde del mare quando è buio.i baci sulla pancia. fare le valigie. tormare a casa. il thè caldo di pomeriggio.il mare.i girasoli. Il verde.le stelle cadenti. la luna piena.i ciliegi. il profumo della pioggia estiva. i fogli bianchi da riempire. poter esprimere un desiderio. la primavera.chi sa farmi arrossire. capirsi con uno sguardo. gli abbracci forti.la mia musica. le piccole cose sussurate. l'arno con il cielo terso. gli attimi indimenticabili. le canzoni smezzate. tenere x mano qualcuno.la mia malinconia.chi sa parlare stando in silenzio. le notti infinite. dormire abbracciando un sogno.

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