we have all the time in the world
( mercoledì, 20 agosto 2008; 13:10 )

Siamo qui io e te in questo mondo non consapevoli di quello che accadrà.
E se provassimo ad andare fino in fondo senza pensare a quello che succederà,
senza pensare a quanto poi si potrà perdere?
Vuoi prendere tutto o appendere tutto, puoi scegliere
.

È sempre difficile scrivere un post dopo giorni così, ti vengono in mente cento cose, ma non riesci a trasformarle in caratteri o forse le vuoi conservare tutte gelosamente per te. in fondo non sono che piccole cose, sfumature di sorrisi e bagliori negli sguardi.  Non c’è stato niente di vagamente imperfetto neanche in queste piccolezze, ogni cosa, ogni dubbio, ogni punto di domanda, persino ogni sguardo indagatore, e ogni imbarazzo, sono stati perfetti.

Mi batte sempre il cuore, quando ti rivedo. Tu sei sempre più bello ed io mi sento sempre più una quattordicenne al suo primo appuntamento. Sai ti stavo proprio aspettando, speravo tu esistessi però non immaginavo tanto. È la solita sensazione surreale quando entro in macchina al tuo fianco e allungo una mano e succede di sentirti. Non sto parlando di vederti, o ascoltarti. Sto parlando di sentirti, sentirti concretamente, dopo giorni passati a sentirti nei pensieri. Ti sento come un sogno che in un attimo prende forma, ti sento vero, di carne e ossa e sangue e fremiti, ti sento pelle su pelle. E non sembra vero che tu esisti davvero e sei per me, e con me. È la solita esplosione istantanea della felicità.

Eppure con i nostri trecentochilomentri non credo di essermi mai sentita tanto simile a qualcuno, tanto vicina, a qualcuno.
e lo so che magari l’avrò già detto per qualcun’altro, ma non era così, non mi ci sono mai sentita, così.
Tu dov'eri allora? In un certo strano modo ho sempre saputo che esistevi. Già da bambina sapevo che eri da qualche parte là fuori e allo stesso tempo eri insieme a me, invecchiavi secondo dopo secondo insieme a me. E le albe e il mare e i temporali non hanno sempre avuto qualcosa a che fare con te? Ma tu non c'eri. E poi sei arrivato. Chiamiamolo destino, coincidenza, scherzo o fato, mi piace definirlo magia.

Perché credo sia una cosa rara, essere un tutt'uno.
un
reale tutt'uno, dico.

E poi ci sono state le frasi più belle, quelle sussurrate che mi hanno lasciato senza fiato e con un mezzo infarto in corso, perché è stato importante che tu me l’abbia detto, e non sai neanche quanto. Perché avevo tanta paura che non fosse così anche per te, e quelle tre parole hanno confermato ciò che pensavo di noi. C’è stato quel guardiamo il meteo, e non mi era mai piaciuto così tanto guardare il meteo. È stato come una scena al rallentatore, per assaporare al meglio ogni singolo istante, come quando giungi ad una meta ambita. Finalmente così vicini. Ci sono state le tre birre e c’è stato ascoltare i tuoi racconti e immaginarti lì negli anni e nelle vicende. Ci sono stati finalmente i tuoi occhi, al risveglio. Potrei stare ore e ore qui ad accarezzare la tua bocca ed i tuoi zigomi senza mai parlare, senz'ascoltare altro nient'altro che il tuo respiro crescere, senza sentire altro che noi. Ci sono state le parole di tua madre ascoltate dietro la porta, e la canzone che passa alla radio proprio alla strofa giusta. E mi manca il respiro se tu te ne vai. E gli occhi nello specchietto. C’è stato il lago e la carica di nuvole e la pioggia imminente, e Ferragosto era dentro di noi e anche quel sole che mancava nel cielo, poi c’è stato il viaggio in macchina, in cui ti ho sentito cercarmi e ti ho sentito trovarmi, in quel gioco di stenti e maschere, di gallerie e soprapassaggi, dove il tuo respiro dipendeva dalla mia musica, e viceversa. Ho riso tanto sotto quella pioggia fredda e torrenziale che ci ha sorpresi ancora accaldati e bambini. Perché tu mi fai ridere più e meglio di chiunque altro. Perché tu mi rendi ogni giorno migliore, ogni giorno più forte. Perché senza te passerei il tempo a chiedermi di te. Perchè mi sembra di poter correggere tutte le parti peggiori di me. Ci sono stati i tuoi e quella cena Venerdì che sembrava Natale a casa mia. Che magari sì, ti dava fastidio, e io ero imbarazzata da morire, ma poi sono stata tanto bene, mi sono sentita a mio agio, con te accanto. Ci sono stati i tuoi occhi leggermente velati quando ti ho seguito in camera perché non tornavi più in sala, e stavi al pc a giocare con il mouse, selezionavi e deselezionavi, come faccio sempre anche io quando sto nervosa. E poi c’erano quelle due canzoni. Superstiti e chasing cars. Io avrei voluto essere in grado di entrare lì dentro e cancellarti tutta la rabbia. E tu sei molto di più di quello che tu sai. C’è stato il tuo profumo e improvvisamente odoravi del mio diario. C’è stato Sabato mattina mentre aspettavamo di partire per il mare, che mi scappava da ridere nel letto perché sembrava di giocare alle belle statuine dove la regina era tua sorella, c’è stato il capirsi con uno sguardo mentre mettevi la maglietta verde, c’è stato rincorrere il sole in autostrada ed allungarti i piedi sulle gambe mentre guidavi perché non potevo sopportare il non avere un contatto con te anche se per così poco. Soli eppure in mezzo alla gente io e te. C’è stato chiamare casa la tua presenza e il calore delle tue braccia. Perché SEI a casa.  E poi un mare nuovo, e il vento, e la sabbia sottile, e l’asciugamano enorme e i panini fatti in casa. C’è stato il tenerti così vicino da poter cogliere le fessure del tuo respiro ogni istante. Qualche inconveniente, e si torna a casa. C’è stato il nodo del costume e gli ammonimenti di far silenzio e io che non ci riuscivo a stare zitta, come al solito. Io non riuscivo a dirti che solo a pensarti mi dai brividi. E poi la tua camera, e i soliti discorsi e non riesco neanche a guardarti se no mi si fanno gli occhi lucidi. Io non mi ci sono mai sentita così prima d’ora. No, non ce n'erano. Non ce n'è stato nessuno prima di te, accanto a te, insieme a te, in confronto a te. La tua apparizione ha spento tutte le altre, agendo in modo preventivo per il futuro e retroattivo per il passato. Non è una sintonia che si trova tanto facilmente. Non cedere, perché non so immaginarmi niente più di così di ciò che ho avuto incontrandoti. Mi fa rabbia non essere creduta quando ho le migliori intenzioni, quando sono innamorata, e io quando sono innamorata darei anche il sangue. Ma tu non puoi saperlo, è vero, ci conosceremo perfettamente, cammineremo insieme, e lì lo capirai. Io voglio recuperare con te quell’autenticità che io, che tu, che noi, abbiamo perso con il passare del tempo, con le cicatrici, con le batoste di cui resta il livido sotto i vestiti, con le storie finite peggio che male, con le lacrime che hanno lasciato quell’alone. We have all the time in the world.  A volte ci costruiamo castelli senza fondamenta, inventiamo problemi dove non esistono. Mi hanno detto che in questo siamo identici.  La paura ovviamente c'è, ma stavolta è più forte il coraggio, e la consapevolezza che stavolta c'è qualcosa di più importante della paura stessa. Sto facendo di tutto per essere degna delle porzioni d’amore che mi rifili. Perché se non esistessi ti cercherei ovunque. E poi il tuo giardino, e le panche e la brace, e i complimenti di tua madre per il mio vestito, e tu che non c’eri. Io e Chiara e i bicchieri di vino. E quando siete tornati eravamo già brille, e ridevamo tanto senza motivo già da un po’. La tua espressione mentre portavi la torta ed eri convinto di cadere e cercavi di fare il serio e veniva anche a te quell’ impulso irrefrenabile di ridere. E poi lo spumante, e tu che mentre ti avvicinavi mi dicevi posa il bicchiere, mi hai preso per il polso e mi hai portata via. È stato come un sogno. Le scale, la botola, il terrazzo. Quel soffitto di stelle che ritroviamo identico a trecento chilometri da dove l’avevamo lasciato l’ultima volta. Con una piccola variante. L’eclissi.
E non ci sono poi molte parole per descrivere quello spettacolo. Sembrava un sogno, o un film, per essere relativamente più concreti.

Grazie per quelle mani strette intorno alla mia vita, per la testa che gira che non è solo per il vino, grazie perché hai detto che più di questo io e te possiamo.  Grazie perché mi hai detto che ero bellissima, e so che ero davvero bellissima, in quel momento. Come non lo sono mai stata. E poi quando ti ho tirato a me barcollavi, per quanto ti girava la testa, e ti ho tenuto stretto per reggerti, però dopo ti sei messo a ballare prendendomi sotto braccio e facevamo tanto ridere. Fortunatamente l’unica spettatrice era la nostra silenziosa e discreta luna. Tanto discreta da avere le palpebre socchiuse quella notte. Grazie per la mattina dopo, l’ultima. Perché a colazione mi hai versato il caffè senza chiedermi cosa preferissi, perché siamo tornati in terrazza e c’erano le vespe e avevo paura e tu mi guardavi e ridevi, e faceva tanto caldo e poi siamo morti e rinati insieme, contemporaneamente morti e rinati. Ti vedo trasformare lacrime in coriandoli. Grazie perché eri infastidito e mi hai detto che era il dolore all’occhio, che era la stanchezza e le cose da fare, e io speravo tanto che dicessi che era anche per la mia partenza, e anche se poi non l’hai detto sapevo che lo pensavi, grazie per avermi detto mi manterrei anche se dovessimo rivederci tra due anni. Grazie perché mi aspetterai, ci aspetteremo. E sul treno avevo voglia solo di una cosa, ma mancavano i tuoi occhi. Those three words are said too much they're not enough.  E io no che non me la dimentico quell’ ultima stretta, quella mano. Come potrei?


C’è stato il compleanno della mia mogliettina, è stato splendido vederci tutte insieme per festeggiare lei. Perché è stata la mia luce nei periodi più bui, e vi assicuro che sono stati parecchi, e persino ora che vivo in un miracolo lei è il punto fisso, lei è la certezza che non crollerà, è il centro del mio mondo.  Abbiamo riso tanto, prendendoci in giro, guardandoci fisso negli occhi, che a volte sono stati lucidi ma sempre brillanti. E tra poco si ripartirà per due destinazioni diverse, ma siamo più tranquille, perché sappiamo che noi possiamo resistere a tutto, adesso.
Siamo sedute a tavola, le guardo, una per una, le guardo ridere, confidarsi, raccontarsi, scostarsi i capelli, le sento parlare concitate o amareggiate, sento che a poco a poco stiamo trovando ognuna il suo posto, e mi riempie di gioia, e mentalmente ripenso a tutto quello che ha significato quest’anno per ognuna di noi, tutti i muretti che abbiamo scavalcato e le crisi che abbiamo difeso, tutti gli abbracci che ci siamo date, anche a distanza, tutte le dimostrazioni di continuo affetto, tutte le lacrime che abbiamo soffocato perché non eravamo mai sole, tutti i sorrisi condivisi, tutti i dubbi di cui abbiamo parlato a tavola o su qualche letto prima di addormentarci. Tutti i messaggi che sono corsi tra noi. E quasi sono felice di ricominciare un altro anno con voi quattro lì sù. 
E ora abbiamo un carico enorme di cose da raccontarci, la notte sarà lunga, ci sono i soliti discorsi che fanno un po’ imbarazzo ma possono risultare utili ;) . Insomma, tutto questo per dire che noi siamo quelle di sempre.
Non ci hanno diviso le liti, non ci hanno diviso le incomprensioni e le esperienze diverse di quando abbiamo lasciato la stessa aula, non ci hanno diviso neanche i chilometri. E questa ne è la dimostrazione. Ci basta una cena, una serata speciale, per ritrovarci bambine come anni fa, anche se ormai siamo donne.

E se tu pensi di non aver trovato ancora il tuo posto, e lo so che lo pensi, perché lo ripeti da tanto, sappi che il tuo posto sono io.

 

e non ti manca niente al mondo


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in una gioia che fa male di più della malinconia
( lunedì, 18 agosto 2008; 18:05 )

Ieri ti ho baciato sulle labbra.
Ti ho baciato sulle labbra. Intense,
rosse. Un bacio così corto
durato più di un lampo,
di un miracolo, più ancora.
Il tempo
dopo averti baciato
non valeva più a nulla
ormai, a nulla
era valso prima.

Nel bacio il suo inizio e la sua fine.


Oggi sto baciando un bacio;
sono solo con le mie labbra.
Le poso
non sulla bocca, no, non più
- dov'è fuggita ? -
Le poso
sul bacio che ieri ti ho dato
,
sulle bocche unite
dal bacio che hanno baciato.
E dura, questo bacio
più del silenzio, della luce.
Perché io non bacio ora
né una carne né una bocca,
che scappa, che mi sfugge.
No.

Ti sto baciando più lontano.


*Pedro Salinas

valzi; ; commenti (1)?



tutto ti darei tranne che dolore
( venerdì, 08 agosto 2008; 00:55 )

Don’t you worry about the distance, I’m right there if you get lonely, give this song another listen
Close your eyes
, listen to my voice, it’s my disguise, I’m by your side

Credo di essere una persona di cui ci si può fidare ad occhi chiusi, soprattutto in determinate condizioni.

Perché quando mi innamoro, ma non necessariamente, quando sono particolarmente coinvolta da una persona do tutto, ogni atomo, ogni pensiero, ogni gesto.

Dopo aver parlato per ore, dopo aver scritto pagine su pagine, dopo minuti interminabili di viaggi sempre più belli, perché sempre più bella diventava la meta, mi trovo con la sensazione di non aver detto le parole più giuste, non aver dato sguardi abbastanza confortanti, perché non sono bastati a lasciarsi andare.

Io che per lasciarmi andare non ci metto niente, basta poco, in un attimo mi dimentico di autodifese e freni vari e, se la situazione mi sembra conveniente, scivolo nelle braccia della primavera dei sensi.

Non mi è successo spesso ultimamente. Anzi, è più giusto dire che non mi succedeva da anni. ù

E adesso, adesso che non ho nessuna colpa, adesso che non sbaglio più, non vorrei perdere.

Tu hai le tue paure, io ho le mie. Eppure riesco a metterle da parte, cosciente dello spessore di questo momento.

Io so cosa voglio. Non mi servono consigli. Non sono il tipo di persona che confonde i propri desideri, che sbanda, e confonde mani sconosciute con le tue. E dovresti saperlo. Ma non importa.

Se serve lo ripeterò finchè le parole non avranno più un senso.

Voglio spiegarti ogni giorno perché ho scelto te.

Non voglio pagare per gli errori di qualcun altro, sto qui anche per medicare le ferite, ma non per scontare una pena.

Tutti mi hanno sentito parlare di te, tutti hanno fatto caso ai miei occhi quando parlavo dei tuoi. Sanno di erba e di foglie, sai, di quel cielo che ho visto solo lì, ed allora ho capito perché sono così profondi.

Occhi che ridono il sorriso invincibile di chi non asseconda le contrarietà.

E ormai occupano un posto che è qui, dentro di me.

E ora, che qualcuno mi spieghi come potrei, io, fare del male.

A thousand miles seems pretty far but they’ve got planes and trains and cars
I’d walk to you if I had no other way
Our friends would all make fun of us, and we’ll just laugh along because we know that none of them have felt this way


valzi; ; commenti (4)?



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« Come ci si innamora? Si casca? S'inciampa, si perde l'equilibrio e si cade sbucciandosi il cuore? Ci si schianta per terra? O è come rimanere sospesi oltre l'orlo di un precipizio, per sempre?»
« Senza spiegare nulla, senza dirti dove ci sarà sempre un mare che ti chiamerà »
« Vieni un po' qua, fammi sentire il mare al centro di questa città. »


ti sento
una ragazza distratta, assorta nei suoi pensieri, i capelli sulle spalle, un po di matita nera sotto gli occhi, l'ipod nelle orecchie e parole che hanno voglia di uscire. malinconica come i ricordi che scappano via,romantica come una lettera d'amore, sognatrice come una nuvola, permalosa che pensa e ripensa alle piccole frasi,complicata come un compito di matematica, trasparente come il cielo d'estate, scostante come la pigrizia, ingenua come una bambina, fragile come un fiore, imprevedibile come i temporali estivi,sbadata come una cosa dimenticata, apatica come un pomeriggio senza fare nulla, lunatica come le maree, sensibile come la corda più acuta di un violino, irruenta come un'onda, incapace a mettere via le cose, le belle cose

questa è la mia vita
scrivere.le mie sorelline.la spiaggia d'inverno quando è bel tempo.i pomeriggi coccolosi.i miei ricordi.le foto.le poesie.le serate fino a tardi a chiacchierare.il mio cuscino di Nemo.il rumore delle onde del mare quando è buio.i baci sulla pancia. fare le valigie. tormare a casa. il thè caldo di pomeriggio.il mare.i girasoli. Il verde.le stelle cadenti. la luna piena.i ciliegi. il profumo della pioggia estiva. i fogli bianchi da riempire. poter esprimere un desiderio. la primavera.chi sa farmi arrossire. capirsi con uno sguardo. gli abbracci forti.la mia musica. le piccole cose sussurate. l'arno con il cielo terso. gli attimi indimenticabili. le canzoni smezzate. tenere x mano qualcuno.la mia malinconia.chi sa parlare stando in silenzio. le notti infinite. dormire abbracciando un sogno.

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