ho scelto te amore mio se ti capita fa che sia tutto diverso
( domenica, 29 giugno 2008; 18:56 )

Ti sento nell'aria che è cambiata
che anticipa l'estate

e che mi strina un po'

io ti sento passarmi nella schiena
la vita non è in rima
per quello che ne so

ti sento nel mezzo di una strofa
di un pezzo che era loffio
ed ora non lo è più
io ti sento lo stomaco si chiude
il resto se la ride appena ridi tu

qui con la vita non si può mai dire
arrivi quando sembri andata via
ti sento dentro tutte le canzoni
in un posto dentro che so io


ti sento
e parlo di profumo
t'infili in un pensiero
e non lo molli mai
io ti sento
al punto che disturbi
al punto che è gia tardi
rimani quanto vuoi qui

io ti sento

c'ho il sole dritto in faccia
e sotto la mia buccia
che cosa mi farai

 

È incredibile quando le cose tornano al loro posto con una facilità impressionante, quando per mesi avevi sudato, corso, scalfito muri, senza giungere mai a nulla.
I ricordi hanno assalito spesso anche me, sai?
E poi in un pomeriggio che sa un po’ di coincidenza, un po’ di calcolo e un po’ di destino, tutto si riassetta. Sollievo, e serenità assoluta.
Resta solo un sorriso sul volto, cicatrice di attese e speranze, di mille cose scritte e mille cose pensate.
Resta un sorriso che dice
lo sapevo che sarebbe successo, come sai che al giorno succede la notte, ti aspettavo, e questo era il momento giusto,  un sorriso fermo e deciso, che si fida di se stesso. 

Non ho più le mani fragili, non ho più le ossa di vetro.

So tenermela ben stretta al cuore la mia felicità, il mio motivo di felicità.

Non un alito di vento a scuotere il mio desiderio, non un soffio al cuore che potrebbe causare facili lacrime. Niente di tutto questo. 
Mi aspettavo una piccola bufera emozionale e invece mi sono mantenuta in piedi senza nessuna difficoltà, merito di qualcosa che mi sta nascendo e crescendo dentro.

Oggi, nulla, e dico nulla, potrebbe andarmi meglio. È tutto perfettamente al proprio posto ed è una sensazione meravigliosa, che forse non ho mai provato prima d'ora.

La nostra è un’interminabile spirale che gira, che sì, a volte si avviluppa su se stessa, a volte rallenta e a volte si distende.

Persino il cerchio si è chiuso, abbiamo eliminato i conti in sospeso e sento che così si respira meglio, si sorride più profondamente, non ci sono più ombre, né amarezze che galleggiano nell’aria pesante di una stagione calda. Non c’è più nulla di sbagliato e la serenità può essere un po’ più assoluta ora che non ci saranno volti da dimenticare e saluti da evitare e sguardi da non incrociare.

Mi piace sapere che ci sono persone lontane in cui ho lasciato qualcosa e che ancora riescono  a parlare in quel modo di me, anche se i lati che loro ricordano a volte li metto a riposo per non farmi troppo male.

Oggi tengo ben saldo tra le dita l’orlo della mia spirale, e se mi capita di guardare indietro, ripenso a quella frase, così semplicemente bella, e che mi è stata così tanto d’aiuto mentre guardavo il buio e cercavo di mettere ordine: Di solito quando si cade così in basso poi si risale su ed è tutto molto bello.

Io da quella mattina non ho smesso neanche per un attimo di salire.

Ci sono state giornate senza sole e pensieri sottotono, non so cosa sarebbe successo se tante cose fossero andate diversamente, se tante parole non fossero state dette, come sarebbe andata.  Alcune volte ci penso e me lo chiedo, ma ad oggi credo che tornando indietro rifarei tutto, vorrei riavere tutto, persino quei giorni interi a piangere e non dormire e anche i perdoni forse troppo affrettati di cui comunque non mi pento, e anche le urla, se solo servissero a portarmi di nuovo qui, come sto ora, senza paura in un’esclusiva felicità.

 

Cosa c’entra questo cielo lucido che non è mai stato così blu
E chi se ne frega delle nuvole mentre qui manchi tu

E adesso che sei dovunque sei chissà se ti arriva il mio pensiero


Ci sono stati sogni e no, non mi hanno rapito, e paure bambine che parlano di un sole caldo che asciuga le lacrime dal viso ma non la tristezza dall’anima,  ci sono state parole irruente ma profondamente sincere, paure confidate e spero cancellate, morsi di desiderio stretti tra i denti, c’è stato il bisogno di un abbraccio, e c’è stato un cartoncino profumato tra le mie pagine macchiate di te, e di inchiostro.

Vorrei che esistesse una parola, che non sia né poco né troppo, ma che sia in grado di trasformare in più sillabe il rumore del mio cuore, una parola che stia lì, nel mezzo.

Vorrei rendermi conto che non esiste, smettere di cercare ed iniziare ad inventare, per lui.
Lui che è la nota che ho in testa e che nessuno mai è riuscito a riprodurre, lui che è indescrivibile, proprio come la parola che mi manca.

non c'è una ragione per non provare quello che sento dentro:
un cielo immenso.. dentro..


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da adesso in poi ci proverò a farti avere il meglio che ho, il peggio lo troverai da te
( domenica, 22 giugno 2008; 00:02 )

È il solstizio d’estate. Una giornata calda, afosa, di preparazione ad un esame. Un caldo che soffoca e rallenta i movimenti. Eppure ho camminato tanto oggi, da sola. Ne avevo bisogno per lasciar evaporare i pensieri cattivi che mi accompagnavano e cercare di ritrovare quell’armonia che mi avvolge da ormai mesi e che ieri ho sentito incrinarsi. È stato come se la bolla di sapone che mi avvolgeva fosse ad un tratto scoppiata. Mi sono sentita improvvisamente disorientata, ed impaurita.

Il dolore è polvere che annebbia la luce.

Mi sono seduta all’ombra e, nel silenzio di una piazza verde e deserta, ho ripensato a quelle parole nuove che mi stavano muovendo qualcosa dentro. Mi stavano riattivando un circuito ormai arrugginito.

Quello della fiducia.

 

Ho sempre pensato che una vicenda simile o la capisci alla perfezione, o la fraintendi. Nel migliore dei casi pensi che sia ingrandita. Questa convinzione mi ha spinto per due anni ad interiorizzare ogni fantasma che mi si presentava alla porta, mi sono abituata a cavarmela da sola, a mettere da parte la mia angoscia per preservare lo spirito di qualcuno che in quel momento mi stava vicino, a modo suo, e che a modo suo mi amava, e rischiava di soccombere sotto il peso di questo sacco di panni sporchi che risultava essere sempre più pesante di noi. Mi limitai alla pura cronaca sorvolando su come stavo io dentro, su come stavo morendo dentro. Ci sono state incomprensioni e muri alzati contro lacrime e spalle voltate a richieste di aiuto. Da allora ho smesso di chiedere ad un uomo di riempire un vuoto, cerco di riempirlo da sola quel vuoto, non voglio più sentirmi così impotente, cerco di bastarmi, di fare affidamento esclusivamente su me stessa.

E da allora è stato sempre così, solo cronaca, ho smesso di coinvolgere persone che con questa storia non c’entravano nulla. Persone a cui volevo bene e che non volevo inquinare con questo vortice sudicio, non volevo rischiare che anche loro si opacizzassero.  

Se questi ricordi erano così pesanti per me, perché avrei dovuto farne carico anche a qualcun altro?

C’è stata solo una persona, ma questa è un’altra storia.

Non si trattava di occultare parti di me, non è un discorso semplice, chiamatela autodifesa, anche egoismo se volete, ma ci sono parti di me (questa) di cui farei volentieri a meno, che nascondo a chi tengo perché in realtà le vorrei nascondere a me stessa, perché forse ancora me ne vergogno, perché pensavo di averli strozzati quei maledetti fantasmi.

 

Abituati al suolo com’è che possiamo credere nel cielo?

 

E poi arriva qualcuno e Puf! Tutto cambia. Qualcuno che mi mostra le cose dal punto di vista con cui ho sempre desiderato osservarle ma mai nessuno mi aveva offerto l’angolazione giusta per farlo, e alla fine mi ero rassegnata pensando “Forse è giusto che vada così. Forse è giusto che faccia sempre da sola, in fondo è una cosa che riguarda me, e basta. Nessuno merita di essere coinvolto.”

E invece no, perché se una persona ti sta vicina, ma vicina sul serio, è disposta a condividere anche le cose più scomode, vuole esplorare le zone in ombra, e non si lascia intimorire nemmeno dalle stanze dove la lampadina si è fulminata. Sì, il mondo è come lo sogni perché esiste davvero qualche persona capace di renderti il mondo come l’hai sempre sognato, e la credevi invece solo un’utopia, e se vuoi puoi rifiutare ciò che non ha il sapore di favola ed impegnarti a rendere realtà quell’utopia.

Ma io questo l’ho capito dopo, l’ho capito proprio oggi a dir la verità, dopo delle parole assurdamente belle,  e spero non sia troppo tardi.


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via da questi luoghi, via da vecchie paure
( venerdì, 20 giugno 2008; 23:07 )

Ma quando ti viene quella voglia di piangere pazzesca, che proprio ti strizza tutto, che non la riesci a fermare, allora non c'è verso di spiaccicare una sola parola, non esce più niente,

ti torna tutto indietro, tutto dentro, ingoiato da quei dannati singhiozzi, naufragato nel silenzio di quelle stupide lacrime. Maledizione. Con tutto quello che uno vorrebbe dire...

E invece niente, non esce fuori niente.

Si può esser fatti peggio di così?

 (A.Baricco)


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ti sento dentro tutte le canzoni, in un posto dentro che so io
( venerdì, 20 giugno 2008; 00:33 )

*Ti sento, nell’aria che è cambiata che anticipa l’estate…

È una dimensione magica, senza tempo. Nessun rumore esterno, nessun ticchettio, nessuna sveglia, nessun impegno. Tutto che viene cancellato da un velo rosa e dal profumo di fiori. C’è persino la pioggia, e io non la amo. Ma era perfetta. Era come se non avessi mai avuto dei fiori tra le braccia. Come se fosse il dono più bello mai ricevuto. Forse perché è stato quello più aspettato, più sperato, più sognato. Ma è bastato un tuo piccolo gesto, così logico quando l’ho visto, per capire che eri proprio tu.

Le mie lacrime parlavano il linguaggio delle emozioni, ed è bastato un piccolo gesto, ma così speciale, a farmi sciogliere la stanchezza del viaggio e il nervosismo accumulato dal bisogno impellente di lui che non veniva soddisfatto. Mentalmente, in quell’istante non ho chiesto nulla di più dai giorni a seguire perché con quei fiori tra le braccia e quella musica nell’aria, con il silenzio della pioggia sul parabrezza e quegli occhi caldi e profondi a guardarmi, avevo tra le mani più di un desiderio avverato. Non potevo chiedere altro. Ma quel più, quell’altro, è arrivato lo stesso, mi è stato donato senza riserve né eccezioni, ad infinite dosi, come un torrente in piena che sfonda la diga e si rigetta coprendo tutto, cancellando tutto. Tutto il resto.

E come acqua piovana che scorre nelle vene siamo stati noi, instancabili, affiatati, e pieni di brividi e sussulti in un’aria rovente, senza fiato in una tempesta di vento, senza appigli in una marea che sale, senza più domande, ma con la voglia di darsi tutte le risposte, di darsi tutto senza che ci sia mai stato chiesto, in un amore divorato in fretta che sfida il tempo e lo spazio, che và oltre le parole, perché la passione non consente strategie, o ragionamenti. Chiede solo di essere vissuta.

E in realtà siamo già oltre le parole. Eppure non ne possiamo fare a meno. Soprattutto io. Mi piace giocarci, mi piace inventarle e modificarle e colorarle di lacrime e sospiri, mi piace sentire l’effetto che mi fanno al cuore quando sento che stanno per nascere. Soprattutto se mentre nascono sono stretta a lui. E quando sono stretta a lui vengono fuori con una naturalezza stupefacente, quando da giorni non pensavo ad altro che a come tradurre quelle emozioni in suono, e poi scorrono via, tra un battito e un respiro, da pelle a pelle, e le ascolto, come se non fossi io a pronunciarle, e sorprendono anche me. Anche se sono le parole più antiche del mondo. Sentite e risentite, ma è l’intensità che cambia. Sono ancora capace di emozionarmi per la spontaneità delle parole, quando persino un ti voglio bene pesa e brilla come un diamante, perché so il peso che gli attribuisco. Non è più una piccola frase da dire dopo un tot di tempo, diventa anch’esso un dono, una confessione di fiducia e di serenità, e di abbandono. Diventa anch’esso un fiore.

Volevo aspettare i tuoi occhi, per dirlo.

 

…aspettiamola insieme, l’estate*

 

Forse non sai quando sia felice nel vederti addormentato e perso accanto a me, steso vicino;
quanto sia bello il gioco dell’averti in sogno verso chissà quale destino.

 

 

Come glielo dici, a un uomo così, che adesso sono io che voglio insegnargli una cosa e tra le sue carezze voglio fargli capire che il destino non è una catena ma un volo, e se solo ancora avesse voglia davvero di vivere lo potrebbe fare, e se solo avesse voglia davvero di me potrebbe riavere mille notti come queste.

Ieri Firenze. Non tornavo lì da qualche mese, da quella giornata magnifica. Mentre percorrevo gli stessi passi avevo il cuore che batteva pieno di ricordi. E adesso che sei dovunque sei, chissà se ti arriva il mio pensiero.  Firenze a cui sono legate le cose a cui oggi tengo di più. Lui, Fede, la mia famiglia. E ho voluto dividerla anche con lei. E la dividerò ancora con chi resta. Un sole meraviglioso, che così non ce l’avevo mai visto, come a sottolineare gli incantevoli colori di questa città che amo. È stata più vivida la gioia di ritrovarsi, la consapevolezza di non essersi perse mai. Eravamo sempre noi quelle con la macchina fotografica a cercare l’angolo giusto, instancabili di musei e mostre ed interpretazioni infinite, con panini e mal di piedi e bustine da prendere, con la lista dei ricordi e la lista dei regali. E il mio regalo questa settimana sei stata tu. È stato dormirti accanto e viaggiare con te, è stata Firenze e l’inglese che parli sempre meglio, è stato le fotografie e guardare i particolari dei quadri, come sempre. Mi hai fatto sentire bene in quel modo sereno e sincero, pulito.

valzi; ; commenti (1)?



sotto la mia buccia
( venerdì, 06 giugno 2008; 17:22 )

Tornare a casa dopo un mese ha sempre un effetto strano sul mio umore. Mi sento come sospesa. Rivederle è magnifico. è la solita magia, la solita musica, perfetta, armoniosa, rilassante.

Ci ritroviamo occhi negli occhi dopo un mese di messaggi e richieste di aiuto e condivisioni telematiche di sorrisi. Ci ritroviamo ognuna con la propria storia, ognuna che deve riprendere il filo da dove l’ha lasciato, e non sempre è semplice. Le parole risultano sempre troppe nella mente, e troppo poche per esprimere tutto ciò che si ha dentro, e troppo spesso vengono soffocate in un sorriso splendente, o nei singhiozzi, con gli occhi che brillano, di gioia o di pianto, o di sorpresa. che così ci capiamo meglio. Ci si limita alla pura cronaca prima di lasciarsi andare un po’.

Ci siamo ritrovate sotto un cielo rabbioso e stanco che lanciava sassi di ghiaccio. Con le stesse cose che urlavano dentro e un fastidioso ronzio nella testa tentiamo di respirare più a fondo, ci ritroviamo a sorriderci, perché ci siamo capite. Cambia il vento, ma noi no.

E non c'è distanza, non c'è mai. Non ce n'è abbastanza se tu sei già dentro di me, per sempre

Su qualunque strada, in qualunque cielo, e comunque vada, noi non ci perderemo.
                        Apri le tue braccia, mandami un segnale, non aver paura che ti troverò.


La cura dolce e paziente con cui si accudisce un sentimento appena nato, con cui si protegge un’emozione senza che venga schiacciata dai chilometri di asfalto che dividono le nostre mani. Per la prima volta però la distanza non mi pesa. Sembra assurdo, ma riesce a farmela scivolare sulle spalle, come se fosse una delizia, un dolce dolore,
un gioco che ci rende paradossalmente più vicini e complici.

Dobbiamo cibarci di parole che nutrono il cuore, ed io mi ubriaco pensando a lui.

Non si sono mai sentita ad incastro con qualcuno.

Dammi un po’ di te, la parte più dolce

Prendi un po’ di me, respira più forte.

 

Qualcuno gli perdonerà di avermi tolto tutte le parole. Qualcuno capirà perché scrivo di meno e ci metto più tempo per formulare frasi lunghe e si senso compiuto. Come si fa a raccontare una cosa così? Sembra assurdo che stia accadendo proprio a me. In fondo è cosi che dovrebbe essere no?! È cosi che mi dovrei sentire?! Perfetta.

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« Come ci si innamora? Si casca? S'inciampa, si perde l'equilibrio e si cade sbucciandosi il cuore? Ci si schianta per terra? O è come rimanere sospesi oltre l'orlo di un precipizio, per sempre?»
« Senza spiegare nulla, senza dirti dove ci sarà sempre un mare che ti chiamerà »
« Vieni un po' qua, fammi sentire il mare al centro di questa città. »


ti sento
una ragazza distratta, assorta nei suoi pensieri, i capelli sulle spalle, un po di matita nera sotto gli occhi, l'ipod nelle orecchie e parole che hanno voglia di uscire. malinconica come i ricordi che scappano via,romantica come una lettera d'amore, sognatrice come una nuvola, permalosa che pensa e ripensa alle piccole frasi,complicata come un compito di matematica, trasparente come il cielo d'estate, scostante come la pigrizia, ingenua come una bambina, fragile come un fiore, imprevedibile come i temporali estivi,sbadata come una cosa dimenticata, apatica come un pomeriggio senza fare nulla, lunatica come le maree, sensibile come la corda più acuta di un violino, irruenta come un'onda, incapace a mettere via le cose, le belle cose

questa è la mia vita
scrivere.le mie sorelline.la spiaggia d'inverno quando è bel tempo.i pomeriggi coccolosi.i miei ricordi.le foto.le poesie.le serate fino a tardi a chiacchierare.il mio cuscino di Nemo.il rumore delle onde del mare quando è buio.i baci sulla pancia. fare le valigie. tormare a casa. il thè caldo di pomeriggio.il mare.i girasoli. Il verde.le stelle cadenti. la luna piena.i ciliegi. il profumo della pioggia estiva. i fogli bianchi da riempire. poter esprimere un desiderio. la primavera.chi sa farmi arrossire. capirsi con uno sguardo. gli abbracci forti.la mia musica. le piccole cose sussurate. l'arno con il cielo terso. gli attimi indimenticabili. le canzoni smezzate. tenere x mano qualcuno.la mia malinconia.chi sa parlare stando in silenzio. le notti infinite. dormire abbracciando un sogno.

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