i nostri occhi che diventano mani
( domenica, 24 febbraio 2008; 21:21 )

Panorama_di_Firenze_by_Kiloolik

Un treno per Firenze, un sabato mattina.

Con un po’ di insicurezza, cercando di scacciare l’ansia da stazione, mi guardavo intorno.

E poi riconoscerci.

Adesso c’è che mi sembra strano parlarti mentre ti tengo la mano

Perdersi in strade impensabili, giocare ad indovinare la direzione giusta, e ridere, ridere lo stesso.

Firenze non era mai stata così bella, nonostante le nuvole, nonostante la stanchezza.

Un Ponte Vecchio magico, speciale. Un Ponte Vecchio di lucchetti e imbarazzo e nascondersi per non uscire nelle foto degli altri e abbracci. Un Ponte Vecchio da baciarsi e non smettere  [“Non mi prendè in giro…” “...Chi?” “Tu…”] e un buon profumo che subito entra nella testa e il tempo che purtroppo fa muovere quelle due lancette e una stazione ci riporta alla realtà. Una panchina su cui salutarsi con una promessa di nuovi sorrisi e nuovi baci.

 

Le mie teorie sull’amore fatte a pezzi da un profumo buono

 

Poi tornare a casa tra treni che ormai diventano un’abitudine, e scoprirle assonnate e curiose. Un gruppo di normalisti [la siepe è il limite della conoscibilità] ha risollevato la serata circondate da cibi particolari e tappi di bottiglia. Magari bastassero tutti quei tappi per chiudere in una bottiglia tutto il nostro entusiasmo, la nostra voglia di stare insieme, le nostre esplosioni di risa che ormai sono incontrollabili, per ogni minima cosa, e sporcarci il viso di trucco perché senza siamo più belle, più vere, e allora permettiamo che qualche lacrima di allegria lasci scivolare via del nero. Di maschere ne abbiamo viste troppe, di fango ne abbiamo assaggiato troppo, di fumo ne abbiamo respirato troppo. Ci ritroviamo troppo spesso a parlarne perché il male, dentro, non si cancella. Scoprire come motivi di piccoli litigi erano in realtà sciocchezze, ma l’importante è essersi ritrovate. Tornare a casa è dolce, con tanto di cornetti alla mano e ridere e ballare e chiacchierare fino a tardi, un po’ più felici, un po’ più vicine.

 

Guarda un pò Firenze, poi ti accendi in un sorriso, ti avvicini e labbra rosse e il tuo sapore

 


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le mie teorie sull'amore fatte a pezzi da un profumo buono
( martedì, 19 febbraio 2008; 19:54 )

Gli occhi non sanno vedere quello che il cuore vede
La mente non può sapere quello che il cuore sa
L'orecchio non può sentire quello che il cuore sente
Le mani non sanno dare quello che il cuore da

 

I capelli mossi, il solito trucco sciolto sotto gli occhi, un leggero segno di Labello al mango sulle labbra. Gli occhi stanchi, lo stomaco pesante. L’immagine riflessa di chi si sente sospesa tra desiderio e delusione da troppo tempo. Una camicia e un golfino blu, camicie di uno stile che sta quasi diventando il mio. Che fa parte di una nuova vita che sta quasi diventando la mia.

Mi ci sono adattata pian piano, ho preso le misure e le lunghezze, e poi me la sono cucita addosso, abituandomi alle mancanze di chi era lontano, alle assenze di chi non ci sarebbe più stato, ai messaggi non ricevuti e alle ricorrenze saltate sul calendario, facendo spazio a nuove persone, nuovi sorrisi, ad un paio di occhi che mi incantano, e mi illudono.

Tutto quello che c’era prima ora non c’è più. È come se metà vita fosse distrutta. Come se prima di oggi non ci fosse stato niente.

Una stretta basta ad emozionarmi, un complimento basta a farmi arrossire. Vorrei rimettere apposto tutti i conti in sospeso, [quello che rimane insoluto e in sospeso di amaro ne produce parecchio] ma di nuovo vado via, che forse girare le spalle è la cosa migliore di tutte, perché non sono io che ho paura ad affrontare determinate emozioni, ma ci sono emozioni che non vogliono essere affrontate.

 

Piove su le tue ciglia nere
sì che par tu pianga
ma di piacere…

 

Ho scoperto che certe persone ti fanno sentire bella, e ti viene voglia di esser bella ancor di più. Ho imparato che le persone dimenticheranno quanto detto, quanto fatto, ma non dimenticheranno mai come le hai fatte sentire. Ho capito che quando ti rendi conto che hai sbagliato tutto con una persona, e che l’hai persa proprio per quel tuo comportamento, è difficile non cambiare almeno un pò. E io sì che sono cambiata, a tratti che neanche io mi riconoscevo più, i primi periodi. Non è la prima volta che mi succede, ti svegli una mattina, e ti senti diversa. Non è un processo graduale o in crescendo, è un totale cambio di prospettive. E io mi sono svegliata, quella mattina, di mesi fa, e sapevo che nulla sarebbe stato più come prima. E avevo ragione.


…su la favola bella
che ieri
m'illuse,
che oggi t'illude.

 

Tra una settimana ricominciano le lezioni, e non vedo l’ora, almeno ci sarà qualcosa che non mi permetterà di pensare.Non_ti_scordar_di_me_by_BloodOfHonorNonTiScordarDiMe


Come poteva il mondo tornare come prima dopo che erano successe tante cose brutte? Ma alla fine, era solo una cosa passeggera, quest'ombra. Anche l'oscurità deve finire. Arriverà un nuovo giorno, e quando il sole sorgerà, sarà ancora più luminoso. Quelle erano le storie che ti restavano dentro, che ti insegnavano qualcosa, anche se eri troppo piccolo per capire perchè...

Ora, so.

 I protagonisti di quelle storie avevano molte occasioni per tornare indietro, ma non l'hanno fatto.

Sono andati avanti, perchè erano aggrappati a qualcosa.


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quelle giornate che passavano in un'ora
( venerdì, 08 febbraio 2008; 20:30 )

Una serata particolare, quella di ieri. È iniziata con una bella rimpatriata. Mancava qualcuno, qualcuno di fondamentale, ma ci siamo state noi, e il nostro thè caldo, noi e le risate, noi e i pettegolezzi, noi e i racconti. Noi e il non riuscire a dividerci. E siamo tornate a casa e c’è stata la catena di messaggi tipica di quando si è felici, tutte insieme, per lo stesso motivo.

La serata è continuata tra cellulare e computer, tra occhi lucidi e fazzolettini gettati via, tra i sorrisi pieni di commozione e le mani che impercettibilmente tremano.

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
E ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.

La rabbia è una cattiva consigliera. Rovina le cose migliori, e non intacca le cose peggiori. Me ne sono accorta quando mi sono trovata a cliccare su un documento che non aprivo da mesi, o che forse non avevo mai più riaperto. Una serata particolare. Parola dopo parola ho ricostruito un universo, il mio mondo, ciò che avevo costruito con tanta dedizione. Un mondo dimenticato, totalmente. Sotterrato sotto cumuli di rabbia. Mi rimproverano di non riuscire a portare rancore, eccomi qui, con la rabbia di osservare impotente una cosa morta tra le mani, ed era la cosa più bella che avevo. Non ci può essere vendetta peggiore del ricordo cancellato.

Ti ricorderò in ogni gesto più imperfetto Ogni volta che ci ho pensato ho ricordato solo la sua fine, dimenticando cosa c’era stato prima. Che a pensarci lucidamente non è stato il mio primo amore, ma è stato il suo, e in un certo senso è stato per questo anche il mio. E la tenerezza i tuoi capelli e le lenzuola. Solo con il tempo si può guardare alle cose nel modo in cui dovrebbero essere guardate, cioè come erano realmente. Ed erano belle. Bellissime. Fragili e pure. Solo quando è passato il tempo necessario riesci a sentire canzoni nel modo in cui dovrebbero essere sentite, cioè come accostamenti casuali di note che ti riportano a giornate calde. E rileggere certe cose con un groppo in gola e un sorriso sulle labbra. E rileggerle mi ha fatto paradossalmente bene, perché eravamo perfetti, e puri. Senza rimpianto, senza rancori, senza rimasugli. Solo un enorme affetto. È come se avessi rimesso al proprio posto determinati tasselli, e ora tutto riacquista un filo logico, un senso. E se si piange, di gioia, nel ricordarla, non conta più che sia finita, conta solo che ci sia stata. La cosa straordinaria è che sia stata tua. E poi la serata è continuata tra dubbi, incertezze, sfiducia totale in me stessa… e poi, inaspettati, sono piovuti dal cielo, come se fossero un segno di non mollare, un segno che erano solo stupidi dubbi, e davvero ho fatto la scelta giusta, e che la mia strada forse è proprio questa, complimenti di cui ne avevo un disperato bisogno e mi hanno fatto andare a letto più felice. E meno male che esistono ancora persone cosi, che ti fanno sentire migliore anche quando ti senti sottoterra. Perché la cosa più bella è far sognare, donare un po’ di forza a chi respira a fatica, a chi per gli occhi troppo offuscati riesce appena a leggere, la cosa più bella è donare a chi legge ciò che si aspetta di ricevere da quelle poche righe, un po’ di conforto, un po’ di solidarietà, un po’ di speranza, un po’ di vicinanza, la cosa più bella è far emozionare qualcuno, quando ti senti in grado di far tutto, tranne emozionare. Perché l’importante è riuscire a trasmettere qualcosa, che oggi diventa sempre più difficile, quando spesso i sentimenti vengono limitati, incasellati, le emozioni selezionate o represse. La cosa più sorprendente è riuscire a sorprendere un cuore simile al mio anche quando sono al minimo delle mie forze.

In fondo non sono che semplici parole. Eppure scaldano il cuore.

E quel momento di sconforto, di insoddisfazione, miracolosamente, è passato. 

E miracolosamente, è tornata la voglia di scrivere.

Una delle sere più belle che potessi mai passare con me stessa.


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frozen emotions
( giovedì, 07 febbraio 2008; 15:48 )

Mi riesci a sentire in questo rumore?
So di essere pericolosa quando prendo una penna in mano, senza averne realmente voglia, ed inizio a tracciare spigoli scuri. Ne fuoriesce sempre qualcosa di troppo, qualcosa che avrei preferito restasse silenziosa, seppur nascosta, sotto una ruvida scorza di limone che ormai mi appartiene.
[La notte è la sorella, può nasconderti quando fra le sue braccia riesci ad accenderti. Nella neve e nel gelo stai attenta a te]
Allo stesso modo in cui apro il mio quaderno, apro questa pagina, ed inizio a premere quasi per caso ciò che mi detta lo sguardo. Senza averne realmente la voglia. Forse lo faccio perchè so che c'è qualcuno che si aspetta questo da me. Qualcuno come me stessa, per esempio. Mi rendo conto di essere incostante, di avere continue variabili impazzite, di essere irregolare. Settimane in cui dovevo chiudere tutto in un documento word per non far straripare la cascata di parole e risultare pesante a ritrovarmi ad aggiornare troppo spesso, e settimane in cui chiuderei tutto perchè tutto è troppo vuoto. Invece no, sento di avere ancora bisogno di uno spazio che sia mio, come questo. Anche se evito di parlare troppo a fondo di me, forse frenata dai celati lettori, forse perchè quello che sono voglio che resti mio e basta, per una buona volta. Ho già donato troppo a chi non lo meritava e non voglio sicuramente continuare a iniettarlo a piccole dosi con una parsimonia che ormai si è giù esaurita. 
Ne sono sicura, questo momento passerà e tornerò a scrivere con entusiasmo, passione, luce.
E forse è stata tutta colpa di quei temporali, perchè passandoci attraverso, un pò di temporale è rimasto a stagnare dentro di me. Eppure sorrido più spesso. Sarà che sto diventando più indifferente.
Ma ora ho qualcosa dentro che si è inceppato, senza un motivo particolare, semplicemente una mattina ti svegli e anche se c'è il sole ti risulta difficilissimo tornare a scrivere.
Forse il cuore mi si è ammalato per davvero.              
Mi vesto dei miei limiti, tutto se n’è andato, ma restano i brividi.               
Potrei parlare di queste due settimane. Di un viaggio all’andata passato con una compagnia particolare. Parlerò di questa Pisa, che mi ha vista ammalata e con qualche decimo di febbre di troppo, parlerò delle notti insonni e dei pianti di stanchezza per i dolori, non solo fisici, che non mi davano pace, parlerò di come sia arrivata lei a salvarmi, un Venerdì pomeriggio, a completare quel puzzle, a rendere casa un pò più casa, e con lei affianco Pisa si è colorata di più. Parlerò di quanto abbiamo riso giocando a Tabù in un pub in cui siamo entrate un pò scettiche, parlerò delle birre e dei locali, dei cancelli chiusi sotto la Torre e delle passeggiate che Pisa te la puoi girare anche a piedi, solo che poi le gambe fan male, parlerò della piazza, di coriandoli, cappelli e trombette, di pazzi in bici sul corso, che tutta sta gente strana non l’avevo mai vista lì, ed evidentemente coincideva con il suo arrivo, parlerò delle mattine volate tra letti vicini e disfatti fino a tardi, parlerò dei pranzi e delle cene, delle risate contagiose e delle imitazioni, del non-studio, parlerò di Pisa vista solo di sera, di un film rubato dalla Normale, il mio film preferito, parlerò del solito temporale la domenica mattina che ci impedisce di prendere il treno ed andare, parlerò di noi che non abbiamo bisogno di sovrapporci per vederci combaciare.
E poi c’è stato il Carnevale, preparare una montagna di frappe e vederle scomparire in un attimo, c’è stata la fretta e un risotto e comprare dei colori per il viso, parlerò di Viareggio, dei biglietti e del primo cielo limpido, del viaggio passato a colorarci la pelle. Parlerò dei colori di festa, colori di gioia e odori di sorrisi. Parlerei di quei carri grossi e variopinti e noi che come bimbette saltellavamo a ritmo di musica e cercavamo un po’ di noi tra quelle donne di colore  e quelle maschere di cartapesta. Parlerò di quella musica che per un giorno ci ha fatto dimenticare ogni prossima calamità, senza dover far finta di farlo solo perché è un giorno di festa.
E  riuscirò sempre a fuggire dentro colori da scoprire e riuscirò a sentire ancora quella musica.
Parlerei di un tramonto dorato sul mare, di sabbia bagnata che te la senti tra i denti, di quell’odore di mare che ti si incolla sui polpastrelli e se ci soffi su si crea un vortice di ricordi, di un mare che sa –quasi- di casa.  Parlerò di un forno e del ritorno, stremate.
Parlerò di una mattina in università, tra rossori e vampate di calore alla bocca dello stomaco. Vorrei saper parlare di una sensazione che mi fa sentire quindicenne,
che ha il potere magico di farmi recuperare la mia innocenza.
Forse sto ricominciando a desiderare, a sperare, o per lo meno, a sognare.

 Girare il viso verso il sole, che segue sotto le palpebre il ritmo della musica che ho nelle orecchie con le sue esplosioni di luce e ombra. Lo giro perché magari con il suo calore riesce ad asciugare le lacrime anche attraverso le palpebre chiuse.

E persino il post, quando parlo di loro, si colora.


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the blog
*loading* piccole stelle. utente anonimo in "meriti il migliore ...
Cecia in lei gli raccontava f...
« Come ci si innamora? Si casca? S'inciampa, si perde l'equilibrio e si cade sbucciandosi il cuore? Ci si schianta per terra? O è come rimanere sospesi oltre l'orlo di un precipizio, per sempre?»
« Senza spiegare nulla, senza dirti dove ci sarà sempre un mare che ti chiamerà »
« Vieni un po' qua, fammi sentire il mare al centro di questa città. »


ti sento
una ragazza distratta, assorta nei suoi pensieri, i capelli sulle spalle, un po di matita nera sotto gli occhi, l'ipod nelle orecchie e parole che hanno voglia di uscire. malinconica come i ricordi che scappano via,romantica come una lettera d'amore, sognatrice come una nuvola, permalosa che pensa e ripensa alle piccole frasi,complicata come un compito di matematica, trasparente come il cielo d'estate, scostante come la pigrizia, ingenua come una bambina, fragile come un fiore, imprevedibile come i temporali estivi,sbadata come una cosa dimenticata, apatica come un pomeriggio senza fare nulla, lunatica come le maree, sensibile come la corda più acuta di un violino, irruenta come un'onda, incapace a mettere via le cose, le belle cose

questa è la mia vita
scrivere.le mie sorelline.la spiaggia d'inverno quando è bel tempo.i pomeriggi coccolosi.i miei ricordi.le foto.le poesie.le serate fino a tardi a chiacchierare.il mio cuscino di Nemo.il rumore delle onde del mare quando è buio.i baci sulla pancia. fare le valigie. tormare a casa. il thè caldo di pomeriggio.il mare.i girasoli. Il verde.le stelle cadenti. la luna piena.i ciliegi. il profumo della pioggia estiva. i fogli bianchi da riempire. poter esprimere un desiderio. la primavera.chi sa farmi arrossire. capirsi con uno sguardo. gli abbracci forti.la mia musica. le piccole cose sussurate. l'arno con il cielo terso. gli attimi indimenticabili. le canzoni smezzate. tenere x mano qualcuno.la mia malinconia.chi sa parlare stando in silenzio. le notti infinite. dormire abbracciando un sogno.

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