facciamo i conti
( lunedì, 31 dicembre 2007; 13:47 )

mi viene sempre un po' il magone a dover 'tirar le somme' alla fine di ogni anno.

premessa: so che sarà un post lungo, e pesante forse, in fondo è il riassunto di un anno lungo... però vorrei che le persone consapevoli di essere state le protagoniste, anche se di un solo periodo, qualcosa la leggessero.

E stato un anno difficile. con momenti incredibilmente belli,ma altri incredibilmente dolorosi. Un anno di estremi. Mai momenti morti. Sempre o tutto o niente. O bene o male.

 

Un anno rivoluzionario, l'anno del 'chissà cosa mi aspetta dopo, l’anno dei cambiamenti.

E' stato un anno intenso questo. E' stato bello perchè mi sono emozionata tanto, nel bene e nel male.


è stato un anno difficile, un anno importante.
un anno che io sono cresciuta, ed ho imparato ad amare tutti i giorni con costanza, a scendere a compromessi, a perdonare e perdonarmi.
un anno complesso e tutto sommato sereno. sento che alcune cose hanno trovato il loro posto, ed è rassicurante. Alcune invece sono lontane anni luce dal trovarlo. la nostalgia è sempre fortissima, ed il senso di vuoto spiazzante. Eppure aspetto qualcosa, che si sa essere bello, ma non si sa quanto.

 

C’è stata la mattina del primogennaioduemilasette, stupenda.

Il capodanno più bello della mia vita.

Vedere l’alba insieme, la prima alba dell’anno, mentre Gaeta era deserta e cristallizzata nel freddo, e una panchina ci accoglieva. Sentire il suo sapore dentro di me. E in quel momento pensavo che non ci saremo lasciati mai.

Dipenderò dalla tua allegria che dipenderà sempre e solo dalla mia.

Le mattonelle fredde. Una sediolina di legno.

Una chiamata con un ti amo e tututututu.

Perché tu sai di mare

Perché io e te siamo qualcosa di pulito.

Un disegno fatto insieme a casa mia, un disegno a cui ho preso ottoemezzo, e ti ho chiamato subito.

E quanto è bello e quanto è triste dimenticarsi che il dolore esiste.

Un pure io, che non mi ha fatto smettere di sorridere per una settimana.

Sei egoista. Perché ci sono frasi che non si dimenticano. Torneranno. E solo più tardi capirai il loro perché.

Insicurezza, paura, vento gelido, bisogno di un viaggio.

Berlino.

Berlino dagli angoli grigi e dalle strade che mi ricordavano Parigi, e non so neanche perché.

La partenza al buio, i suoi capelli, l’aereo, le canzoni.

Un letto enorme. Una camera enorme.

Camminare e andare sempre nei soliti posti, sempre chiacchierando, sempre sottobraccio, sempre smezzandosi la musica, sempre fotografando. Le foto sul tetto del Parlamento.

I gavettoni. Gli scherzi. Le risate soffocate. Le chiavi. Segregate in camera. Le crisi. Il divanetto su cui parlavo con Ago.

BOTTANAAA

Dormire sempre in più persone. Siamo noi le nuvole.

Un balletto. Another one bust to dust.

Perché in una storia lei non so comandare , lei ha bisogno di protezione, se no le vengono milioni di paranoie.

Un viaggio in pulman, verso postdam, con il freddo, i maglioni e l’ipod e la testa sulla spalla.

Perché anche se certi posti sono chiusi da un pezzo il profumo di chi c’è stato rimane per sempre.

Un s.valentino senza auguri.

Una serata in discoteca, in cui mi ero dimenticata cosa volesse dire gelosia.

L’ennesimo abbraccio, all’ombra del rumore dei ricordi, mentre aspetto i bagagli.

Qualcosa da dirmi, qualcosa che deve aspettare.

 

Un’email. La domenica del ritorno, il diciotto febbraio, un non ti amo più. La febbre alta.

Un’email che mi ha lasciato gli occhi asciutti per la rabbia.

Una chiamata veloce, gelida.

Avresti fatto meglio a dirmelo prima, in gita mi sono negata cose che a saperlo prima mi sarei concessa. Il silenzio.

Una mancanza opprimente. Pungente. Che lascia le braccia fredde e le labbra avide.

Non riuscire neanche a piangere.

Chiudermi dentro di me, sotterrare il dolore, esserne gelosa. Sentirmi vuota, inerme, perforata.

Chiudere tutto in un scatola con le farfalle.

Sentirmi il mondo caduto addosso e non avere voglia di togliermi le macerie dalle spalle.

Tu sei arrivata a conoscermi in una maniera totale, sono stati 10 meravigliosi mesi vissuti insieme l’uno con l’altro, l’uno per l’altro.

Avere le migliori amiche del mondo. Miri e Fede che entrano in casa mia e mi lasciano con la musica alta a cantare.

Un’uscita, il ventiquattro febbraio.

Una busta con dei libri, e un regalo. I cioccolatini che non gli ho mai dato.

ma perché di tanti proprio questo stesso posto dove ci trovammo tardi e ci lasciammo troppo presto.

Questa ragazza diventerà un’ottima scrittrice.

Gli occhi lucidi, mischiami la febbre, cosi non faccio gli esami, i baci sui capelli, le mani che giocano, i sorrisi, la complicità, lasciar scivolare qualche lacrima contro il suo giaccone rosso, giocare con la treccina, che tanto ormai è tua.

Uno sguardo nel buio, i suoi occhi lucidi, perché fai la mammina, l’ennesimo abbraccio. Siamo ridicoli. Ricoprirsi di baci, di carezze. Siamo ridicoli.

Chiamarlo tesò, quasi per sbaglio.

Stringere tra i denti il suo cappuccio con le lacrime agli occhi. Un po’ per il vento un po’ per il dolore lancinante.

Quegli ultimi due baci.

Il braccialetto che non riuscivo a togliere, ormai è diventato parte integrante del tuo braccio, non è più un nodo, si è tutto azzeccato, la rabbia nel vederlo ancorato al mio polso.

Rimarrai la ragazza più importante della mai vita. 

Marzo. La primavera che arriverà. Una speranza.

Aprire questo blog. Quando il mio quadernino era sommerso, e non mi bastava più.

Un’eclissi di luna, che mi ha riavvicinata alle altre.

Un anno di pomeriggi invernali con un tè davanti ad un film, un anno di passeggiate silenziose e confidenze preziose.

Un anno di mille sottintesi ed un bene grandissimo.

Perché a volte, ancora adesso mi rendo conto di non riuscire ad essere l’amica che ero, non riesco ad essere neanche un’amica, perché non ho parole giuste, non ho abbracci abbastanza caldi e non ho sorrisi in cui poter riporre fiducia.

Veder ricomparire un’altra persona al mio fianco. Mi sorregge. Mi accende.

Riavvicinarci.
E nemmeno una parola, nemmeno stavolta la capacità di dire no cazzo.

Confusione.

Il tempo ci aveva allontanato, e guarda adesso cosa siamo io e te.

 

Superare il test della patente.

Paura del tempo che passa. Paura che sognare possa essere un difetto.

Piccole esplosioni di gioia, che mi fanno sentire di nuovo sedicenne.

Il primo gelato dell’anno, la serata della festa della donna, con due infiltrati.

Le urla a manifestazione e la serata del mak p, i cicchetti alla pera.

Ti voglio bene Cri

una delle cose più belle che abbia mai avuto...

Lezioni seguite uno affianco all’altra.

Litigate, e riappacificazioni.

Piangere chiusa in bagno, e poi un messaggio, ti voglio bene.

L’odore di pioggia estiva.

 

Terze prove, e film, e musica, e cd imparati a memoria, e pomeriggi a cantare in macchina e brindisi da Brio.

Sempre tutte insieme.

i pranzi insieme, dopo la scuola.

rivedere un cuscino di cui mi ero dimenticata la forma.

 

Aprile.

Il mak p, la spesa, le risate, la birra, i video. I drin

Chiudendo gli occhi penso se non ti avessi amato.

Le gambe sotto il tavolo.

 

Perché è facile incontrarsi anche in una grande città.

Sentirci estranei.

Un sei aprile, una mail che non avrei mai dovuto aprire. Una cena con le altre se no non so come sarei finita.

Piangere, e vomitare, seduta per terra.

Vaffanculo stronzo sei un vigliacco di merda dieci mesi buttati nel cesso.

Tanta rabbia. Rabbia che è un sentimento più difficile da contenere e spezzettare.

Il dolore che però passa in fretta.

Un dieci aprile diverso da come me l’ero immaginato.

Due e-mail. Una confessione, e una bellissima, in allegato, lunghissima. Senza risposta. Sentir negare tutto.

 

Chiacchierate infinite su msn.

Lotta in corridoio, avere sempre i quaderni e le braccia pieni di righe e puntini.

In fondo è stato un bellissimo periodo anche in classe.

Abbracci dati e ricevuti e lanciati nell’etere di msn, abbracci di cui ne ho sentita l’asfissiante mancanza

Quante volte in un tuo abbraccio ho preso coraggio.

 

Lo stomaco che si contorce. Una promessa.

Togliermi finalmente quel bracciale, sarebbe stato di troppo. Avrebbe preso un profumo non suo.

Un bicchiere d’acqua e poi seduti sul letto.

Un abbraccio lungo, lunghissimo. La musica. La naturalezza. La semplicità.

La pelle soffice. La pelle che ha una memoria di ferro.

Il profumo, l’asciugamano da spiaggia, una bottiglia d’acqua.

Il compleanno di Alessia. I segni sulla pelle, e quelli sul cuore.

Forse li è iniziato il declino, in quella giornata di sole, sorrisi e guance rosse.

Odori di fiori.

Condividere qualcosa di troppo e ritrovarsi con qualcosa di meno.

 

Conoscere tutto di te a cosa serve? Fidarmi delle tue carezze.

L’occupazione, dormire a scuola, i materassini, il freddo, non c’ero io, la vicinanza.

Con Fed.

 

Un’ intera notte a piangere di gioia e rabbia insieme piangere di sollievo e oppressione insieme, perché quello era solo l’inizio. L'anno in cui ho finto per tre mesi di non vedere, di continuare a credere che ci fosse ancora una possibilità.

Smetterla di pensare. Lasciarmi andare. Rendermi conto che stavo comunque bene.

Una finestra aperta su uno splendido panorama. Un’altra giornata di sole.

Ritrovare il mio posto e la mia forma. Un sorso di fiato.

Parlare in codice.

Quello sguardo che non mi faceva neanche coniugare i verbi.

Un nuovo senso di appartenenza.

il 12maggio a valle corsari, con le altre. RDU. Maracaibo.

Il noi wind, simulazioni di terza prova. Giri in macchina, i bigliettini, le soste con il thè caldo da brio.

Mattine troppo belle.

 

I messaggi a catena, del farci forza, delle ripetizioni, dei segreti condivisi, dei nomignoli, delle tradizioni.

I primi allontanamenti, i primi graffi, le prime notti passate a piangere per qualche parola sbagliata. Sentirmi tagliata fuori dalle “mie persone preferite”, per dei numeri. Una corsa vuota e sciocca. Dolorose prese d’atto. Le cose che cambiano.

 

c'è stata una primavera meravigliosa: con tutti quanti gli amici sempre e ovunque,sempre insieme,sempre a scoprire. con alla fine quel crollo emotivo.

 

Un conto alla rovescia.

 

Altre cene e altri pranzi, compleanni a cui imbucarsi, bere mangiare ballare ridere.

Sempre con lei, con Fed, onnipresente in questo anno più di chiunque altro. Perché ci eravamo allontanate, poi non so dire cosa sia successo, che ci ha riavvicinato in questo modo che ancora oggi mi lascia incredula.

Nuove cene e nuove battute e nuove foto.

Gli ultimi due mesi tra risate, canzoni, trenini, feste e addormentarsi tardi.

Il cobra non è un serpente ma un pensiero frequente che diventa indecente quando vedo te.

 

Giugno.

Un messaggio sfacciato.

Mi hanno detto che sei una bella ragazza.

Riunioni per studiare inglese, o storia, o fare il disegno.

Il grande maturando.

L’anno del chiuso, dell’aperto, del richiuso e del riaperto.

Non abbiamo mai parlato chiaro, c’è sempre stato quell’equivoco di fondo.

Stanchezza, risposte fredde e istintive.

Vecchi ricordi, vecchi sogni, vecchie speranze. Esaudite. Ma non nel modo in cui volevo io.

Scoprire nuove canzoni, e quando non avevo più parole, ho aperto itunes e fatto mie le parole di qualcun altro.

Non è tempo per noi, ci siamo detti.

Una lettera sul blog, io che mi specializzo a fare le acrobazie davanti alla realtà, quando è cosi dolorosa.

Lacrime, ostilità, allontanarci a spinte. Era solo la campanella d’allarme. 

 

3 giugno. Prendere la patente, con un po’ di ritardo, ma prenderla, e sentirmi sicura.

L’estate che arriva, ma non per noi, noi maturandi. Ci tocca ritardarla.

Salutare il liceo.

Un giugno movimentato, studioso, difficile, divertente, doloroso, indimenticabile.

Tra pranzi, giri in macchina, gruppi studio, cene e feste.

Tra caffè, piatti da lavare e uno spazio da condividere, e appunti da trascrivere.

i video, le risate, gli scatti di pazzia e di nervosismo.

Il pezzo di cartoncino sul pulsante delle quattro frecce.

Le litigate con le altre, i primi allontanamenti, le prime parole sbagliate, sentirmi sbagliata, sentirmi di troppo, sentirmi inferiore.

 

La sera, in spiaggia, il mare che fa l’amore con il cielo, indistinguibile, che prende il colore del cielo a forza di stare li sotto a guardarlo. Il primo bagno dell’anno, fatto sotto la pressione degli esami.

Prendere la macchina e scendere in un attimo.

La riunione del MIAG.

Paura di diventare grandi.

Gli esami.

Gli esami che opprimono, schiacciano i respiri profondi, il nervosismo.

Ogni occasione è buona per litigare, per scoppiare, x non capirsi.

È stato l’anno in cui ho scoperto quanto è squallido trasformare una storia e lasciare che finisse cosi.

Un messaggio che aspettavo, in bocca al lupo per gli esami, andranno bene, sei bravissima.

 

Notte prima degli esami. Sempre con lei, a cantare in macchina. Passare dal liceo e urlare con la rabbia, l’ansia, la preoccupazione.

Il 20 giugno, la prima prova. La mia penna e il mio sogno. Quei banchi, l’ansia, la tristezza, la preoccupazione.

Il 21 giugno, la seconda prova.

Bigliettini che volano, le prime lacrime, la Grossi che tamburella su un banco e ci chiede ragazzi cosa sta succedendo? la piantate?  Le hanno risposto gli sguardi muti.

Poi non chiedetemi più niente. Ricordo un pomeriggio, una chiamata improvvisa e dei messaggi cattivi. Ricordo che ne sono seguite altre di telefonate. Ricordo solo il mio ridere ingenuamente, perché ero incredula di quanta cattiveria ci fosse al mondo, ricordo la telefonata con Silvia, e quella con Laura, la domenica mattina, appena sveglia, pomeriggi passati a piangere, telefonate velenose, non mangiare, non dormire, non studiare, non sognare. Ricordo le urla di mia madre a telefono, ricordo il mio entrare a casa e singhiozzare, le promesse non rispettate e le cose che non dovevano entrare in quella storia. Una catena pericolosissima.

Essere nevrotica, aprire un libro e piangere. L'invidia verso chi riusciva ad aprire il libro e non piangere, nonostante tutti i problemi.

Ci eravamo fatti una promessa, e non l’ha mantenuta, mi ha preso per culo.

Il marcio che si è insediato tra noi.

Ricordo un Lunedì. Lunedì 25 giugno, la terza prova.

Un incontro casuae fuori Brio Bar, per fare le fotocopie, un leggero imbarazzo.

La stessa mattina a serapo, in cui ci siamo ritrovate ritagliando le fotocopie e chiacchierando, in cui ci siamo riprese pezzo a pezzo, sommerse di carta, anche se ancora titubanti.

Ricordo che è andata bene, che la domanda di geografia astronomica non me l’aspettavo. Ricordo che non riuscivo a guardare in faccia nessuno. Ricordo l’odio cieco e la rabbia uscita con le urla, li, fuori la scuola, perché non ce la facevo ad aspettare altro tempo.

Ricordo quanto ho pianto, il sudore mischiato alle lacrime, ricordo la Grossi, e quella panchina. Ricordo Fede, che mi è stata vicina, in silenzio, a guardarmi, lasciando che mi sfogassi, e poi mi ha solo allungato una mano. E sembrava che mi avesse allungato un mondo, il mio mondo.

Ricordo lucidamente gli insulti. E la delusione bruciante.

Ricordo che i loro abbracci mi bruciavano, ricordo che volevo solo scappare.

Credo di non essermi mai sentita peggio. Ricordo il suo viso, impassibile.Ricordo le sue parole assenti, il suo sguardo muto e crudo.

Ricordo di aver perso qualcuno.

Ho maledetto tante volte tante cose. e ancora ce le ho nel groppo della gola,perché sono una persona che non porta rancore ma che ricorda.

Tanti errori, tanti sbagli, troppe incomprensioni. Perché io ho le mani fragili, e quando sono felice vorrei poterlo urlare al mondo intero.

L'anno in cui ho dovuto ammettere di non poter essere perfetta, di dover lasciare andare una persona che non era mia e non lo sarebbe mai stata. L'anno in cui ho fatto finta di non starci male.

Muri alzate e porte chiuse. Porte chiuse a doppia mandata.

L’odio, misto a misera compassione.

Ci sono state macerie, e cocci incollati con le lacrime e margini stretti come se fosse un abbraccio.

La difficoltà di perdonare, e di ricominciare. Perché non è stata colpa di nessuna di noi. Siamo state vittime.

I mesi in cui a poco a poco ho dovuto ricominciare a fidarmi di loro, e loro non lo sanno, non  lo sanno perché l’ho tenuto per me lo sforzo enorme che mi pesava dentro, lo sforzo che è stato ricominciare ad accettare i loro sorrisi, i loro abbracci, le loro parole. E non lo sanno che in ogni malumore c’erano anche loro, in ogni lacrima, in ogni certezza che cade con le lacrime. Ancora adesso in ogni malumore c’è una porzione di quella storia, ancora adesso. È stata dura. L’anno del pensavo che mi avreste creduta ad occhi chiusi, come avete fatto a pensarmi capace di una cosa simile. Non l’ho mai capito.

L’anno del perdere miliardi di persone e di non trovarne nessuna

L’anno del bisogna perdere tutto per ritrovare ciò che veramente è importante.

Il nostro nucleo.

Guardare il buio, e cercare di capire, di mettere ordine.

I ricatti, lo stremo, la follia.

E ripeto te lo faresti…potresti rovinarmi mai la vita…

Ricordo che qualcuno non mi ha mai abbandonato, mai ferito, mai tradito. Lei.

L’anno delle grandi delusioni.

La felicità che rovina tutto perché per allontanare qualcosa devi sapere che non ne avrai bisogno.

3 luglio. Finire.

Gli esami finiti, e con essi un sacco di altre cose.

L’effetto farfalla e le piccole cose.

Mia madre dietro un angolo che mi aspettava.

Il senso di liberazione.

Tornare a scuola con il pareo rosso.

 

Abbracciare Laura, davanti ai professori, giù al cancello, e dire quarantadue, quarantadue!! poi fermarmi, guardarmi intorno, e dire aspè, vado a ricontrollare. Non ci credevo. E il novanta. Che è stato un po’ l’amarezza, un po’ la rabbia.

Le serate a Valle, le rose, gli impicci, i salti tra la musica, i sorrisi, le prese in giro.

 

Piangere un po’ di meno e riprendere a sorridere un po’ di più.                      

L’anno del non ci può essere un grande delusione se prima non c’è stato un grande affetto.

Un pensiero fisso che non mi lascia. Il senso di rimpianto che quasi impedisce di respirare.

Pisa.

Pisa che a suo modo mi ha salvata, mi ha dato una possibilità di scappare, di allontanarmi da qualcosa che mi dilaniava l’anima.

Pisa dall’aria pulita.

Pisa che ci ha spaccato i piedi, ma ci ha ricostruito i cuori.

Pisa dal caldo asfissiante e dai colori forti, Pisa che brulica di gente, Pisa dai palazzi alti e stretti tutti perfettamente affiancati a specchiarsi nell’Arno, a seguire le sue curve, Pisa dalle piazze verdi.

Pisa dai vicoli caldi e dai muretti alti. Pisa che ha sostituito una vacanza, Pisa vissuta con loro.

Pisa che ci ha sentito ridere ad alta voce, che ci ha sentito cantare canzoni inventate, che ci ha guardato mentre ci sorridevamo.

Pisa che dista 500 km da casa.

Un treno che ritarda 211 minuti, e le risate e le foto assurde, i piedi sporchi.

 

Tornare. Una dolce novità. Una chiamata, un appuntamento.

 Un 21 luglio.

Scoprire Sperlonga.

Un bacio a vindicio. Con Gaeta alle spalle e vasco rossi nell’aria.

un gusto alla menta. Complimenti, tanti, troppi, a cui però non ci si abitua mai.

Le emozioni che sembrano nuove, ma in realtà sono solo assopite.

 

Il concerto dei Tiromancino, e i fuochi d’artificio.

Sentire quella canzone dal vivo, stringendo una mano nuova.

Le urla, i primi baci.

 

Una birra a serapo.

Una bottiglia.

La notte del 27 luglio, indimenticabile.

I turbinii sconvolgenti di non-pensiero.

Scappare a serapo, alle 5 di mattina, e fare il bagno, e farci mille foto, e ridere.

Scappare in macchina, accelerare e parcheggiare.

Una colazione da Brio, a base di dolcezze varie.

Incontri stravaganti.

Un racconto, scritto per noi.

Addormentarci con il sole già alto.

Una giornata infinita.

E lei che c’era sempre.

L'anno di noi due sole a casa mia e sì, sei la mia favorita.

L’estate in cui siamo diventate indissolubilmente inseparabili.

è la persona con cui riesco a condividere tutto, dal dolore alla gioia, senza imbarazzo, senza vergogna. è la persona con la quale sono stata meglio. con la quale ho litigato, ho urlato, ho pianto dentro l’automobile, ho pianto in silenzio, e non mi ha fato pesare quelle lacrime, è stata la persona che mi ha difeso quando c’è stato chi parlava troppo, e ha difeso anche il mio cuore, facendomi riflettere, anche se all’inizio quelle parole sotto l’ombrellone facevano un male cane.

Il mio raggio di sole claustrofobico.

Mi sento migliore affianco a lei.

Le chiacchierate sul balcone al buio.

I cuscini stretti prima di addormentarsi.

Un fiore sul sellino.

 

Le puntate di pene e vagina, giorni che scorrevano lisci e morbidi, vellutati e argentati.

poi ci sono stati giorni sottotono e malinconici, ed è solo perchè c'è una voragine che si è aperta molto prima.

Caffè brasiliani e ombrelloni vicini, vagabondaggi alla ricerca di un’ombra in cui stare per un po’, pranzi in spiaggia e cene sul mio balcone, dormite in riva al mare e asciugamani colorati, gonne corte e capelli dalle punte salate, gli aperitivi e i record, brio e little. Ridere fino a restare senza fiato, le imitazioni, ti prendo e ti porto via, la musica.

 

un 28 luglio.

Un ristorante sul mare.

Quel bacio sul margine del mare, con gli zoccoli in mano.

Uno scorcio di panorama tra le montagne.

80 km. I riflessi argentati.

Il suo cuore sul mio, i battiti inconfondibili tra la musica.

La sensazione di conoscersi da mesi.

La luna piena, e ci si riusciva a guardare negli occhi, nonostante il buio.

Vuoi venire a dormire da me?

Prendere i cornetti e andare a casa.

Fare mattina parlando.

Voglio il tuo profumo.

Un condizionatore che non funziona.

Essere amanti ancor prima di conoscerci.

Non riuscire a trovare le parole.

In fondo non si tratta che di salire ognuno sul cuore dell’altro, di starci sopra e di rimanerci fino a quando i brividi diventano troppi.

 

Prendere casa, firmare un contratto.

Una scelta senza possibilità di ritorno.

Un futuro che si concretizza.

Avere un posto, e delle persone, da chiamare casa.

Rendere concreto il mio sogno. Firmare l’iscrizione a lettere moderne. Il libretto.

Perché prima di entrare in quel palazzone avevo il cuore che si strattonava nel petto.

Perché Piazza Dante mi ha affascinato fin da subito.

Terrone studente di merda.

 

Un ciondolo portafortuna.

Il suo sorriso.

Mi vuoi sposare? Io se potessi lo farei domani.

Le cene, i film, le telefonate, le passeggiate, le canzoni, i giri in macchina.

Io, tu e le stelle.

Sapori e pelle, caldo e odore, corpi e sudore.

Intrecci e costellazioni. Mare e stelle.

Le canzoni giuste che passano per caso.

Le gambe che tremano.

Lo stomaco che vuole la sua parte, i cornetti da Brio.

Ho voglia di te. Dirlo con molta molta più facilità.

Le prime litigate, per qualche parola sbagliata. Le labbra contratte. La gelosia.

Imparare a giocare a biliardo.

Una notte di S. Lorenzo con poche stelle.

Raccontargli il segreto più brutto che conservo sotto la pelle. Della mia vita inquinata da un bacio sporco.

Parlargli di chi mi ha salvato la vita.

 

I mattoncini su cui sono inciampata, su cui sono salita e diventata più alta, mattoncini che ho scavalcato, a volte arrancando a volte con un solo salto.

Scoprire nuove canzoni ed in esse scoprire nuovi pezzi di me.

 

I fuochi d’artificio, che c'erano sempre con una casualità sorprendente.

Ligabue in sottofondo.

I baci sulla schiena.

Sempre pronti io e te a nuove geometrie.

Una sera passata a parlare inglese, perché voleva farmelo imparare.

Il cugino che gli chiede quando ci sposiamo.

Una trapunta azzurra sotto il cielo capriccioso di ferragosto.

E ci siamo mischiati la pelle le anime e le ossa.

 

Una sorpresa, il diciotto agosto, farmi portar via di mattina presto, un viaggio in macchina.

le giostre, gli scivoli, i delfini, le foto, le confidenze tra uno spettacolo e l’altro, un lieve sollievo, il clown.

Le dita che affondano nella pelle.

Passare dal sesso a fare l’amore.

 

Il ventinoveagosto, un bagno di fine estate.

Bagno di sera, con l’acqua fredda e le onde, la pelle calda e increspata tra le asciugamani

Fare il bagno nel cielo. Un massaggio, l’umidità, il desiderio.

 

L’idea della partenza che opprime, proprio quando avrei cambiato idea.

Il trasloco. Il viaggio verso Pisa, con il ricordo della notte appena smezzata.

Un viaggio lungo, uno dei primi.

Il letto dove dormirò, le mura che mi guarderanno, le finestre alte che amerò.

Paura di non aver fatto la scelta giusta.

L'ansia di dare poco, l'ansia, la paura di fallire anche nel campo in cui non ho mai fallito.

E vado via per difendermi

Ma ovunque andrò so che io ti penserò

 

Passarsi affianco in spiaggia, e non salutarsi. Più di tutto avevo paura di quegli occhi.

Una sorpresa fuori dal Sirio. Sto qui fuori.

Il nove settembre. Una granita domenicale dal sapore forte sotto un cielo settembrino.

La sua perdizione e i miei sussurri. La sua notte stellata, il mio buio.

Gli occhi che parlano, che dicono più di quello che può dire la voce. E non c’è bisogno di parlare con questa complicità.

Scostarsi gli occhiali a vicenda e scrutarsi negli occhi.

 

Momenti difficili.

Dubbi, il silenzio, un gusto salato che mi ha stupito.

Prendere la macchina, e la persona più importante della mia vita. Prendere la boccetta del mio profumo.

Parcheggiare, sopra casa sua.

Camminare per un po’. Comprare un girasole.

Sto iniziando a capire quello che voglio.

Entrare in macchina, con quella canzone. Il mio lieto fine.

 

14 settembre, un pranzo, indimenticabile, delle foto, incancellabili.

Confronti, dimmi basta. Un cartellone verde.

Il sedici settembre. Una domenica in simbiosi.

Casa sua, un pranzo insieme, la formula uno e il suo braccio intorno a me.

le lenzuola fredde, i cuscini, la pelle calda, il rumore della passione. I respiri corti e il nostro angolo di perfezione.

Le mie ballerine e i vestiti piegati sulla sedia.

Addormentarsi con lui che mi abbraccia. Scrutare la sua stanza e il suo viso mentre il suo respiro diventa profondo.

 

Sentire il bisogno che ho di lui. Io resto qua, non me ne vado da nessuna parte…io ti aspetto.

La sensazione del sollievo, che è talmente soffice da essere impossibile da descrivere.

Se incontri un ostacolo che fai, ti arrendi? Non devi aver paura, è il tuo sogno…

Non ti prometto la luna, ma ti prometto tante semplici e meravigliose piccole cose…

La condanna alla distanza.

Gli ultimi radiosi giorni.

 

Paura, paura, paura.

Il trenta settembre, un treno intercity Formia-Pisa, alle 16:23. Il primo.

La partenza.

I saluti fuori da Brio, che sembra Natale.

Ci abbracciamo tutte e tutte siamo con gli occhi lucidi.

Coprirò le distanze per venire da te.

Doversene andare proprio quando sarei voluta rimanere.

 

Iniziare l’uni. Le crisi per un orario incomprensibile. Fiondarmi su Giulia, il primo giorno. Non staccarmici più.

I colori dell’indipendenza.

Sentire la mancanza di avere sempre davanti le loro schiene, i loro capelli lunghi, le loro risate. Sentire la mancanza della mia insostituibile compagna di banco e di tante, tantissime avventure, tantissimi momenti stupendi.

Dover schiacciare tutto in un messaggio.

Le sue lacrime in macchina sul corso dopo solo la prima settimana.

 

E poi conoscere Cristina, Eleonora, Alessandra, e tutta una serie di persone meravigliose.

Ridere, prendersi in giro, conoscersi, raccontarsi episodi di vita, spronarsi a vicenda, e ancora ridere.

Diventare inseparabili.

Conoscere delle persone splendide che mi hanno fatto passare la voglia di partire che mi hanno fatto sentire la loro mancanza.

 

Roma è confusionaria, dico oggi a chi mi chiede perché Pisa?

E invece non è cosi. Io Roma la amo. Perché ti scorre nelle vene, perché l’aria ti crea un vortice dentro, perché l’atmosfera che c’è lì ti fa battere forte il cuore. E si ama, la confusione che c’è a Roma. Ti fa sentire piccolo, però sei a Roma diamine, e non potrai mai essere piccolo. Il perché di Pisa lo so io. E basta.
è stato l’anno  delle mie giustificazioni,come se ci si dovesse giustificare, a cercare di essere un pò felici.

Stavo scappando? sicuramente si.

Pisa, Pisa dai vicoli stretti e dorati, Pisa dal fiume che brilla, Pisa dall’orizzonte magico al tramonto, io che scappo dal laboratorio, solo per arrivare sull’Arno e guardare lontano, scoprire e far mio l’intensità di un azzurro cielo che non avevo mai visto cosi intenso.

Pisa che non si offende se un giorno la odi, e il giorno dopo la ami.

Pisa condivisa con le mie più care amiche.

L'anno delle mie coinquiline. L'anno in cui i rapporti sono cambiati in meglio.

Pil Ale e Crici.

Vivere insieme. Perfettamente.

L’anno del riprendermi Miri.

Tra thè caldi, biscotti, crisi condivise, notti a chiacchierare, a cantare, le lacrime per le troppe risate, guardare la tv.

Cenare tutte insieme, prepararsi e andare a ballare. l’anno delle ubriacature.

L’angelo azzurro posto felice..

Fare tante cose banali, rese speciali dalla condivisione, dal fatto che ci sono loro, a viverle con me.

Pisa che dista 500 km da casa.

Pisa che mi faceva gli occhi lucidi la sera nel letto, quando qualcuno mi mancava troppo.

 

Il primo ti voglio bene, scritto.

Le prime litigate telefoniche, le incomprensioni, i fraintendimenti.

I ritorni. Le ore in treno.

L’anno delle sorprese, l’anno dei treni.

Ma quanta strada per rivederti ancora.

 

Vederci riflessi in un vetro della stazione.

Le notti a chiacchierare al buio.

Il telefono che inasprisce la distanza, invece di addolcirla.

Degli scusa, tanti, troppi.

Mettere dolcezze e certezze sulle sue paure.

 

Il 30 ottobre. Una sorpresa.

Casa sua. Sua sua.

Dalla pelle al cuore.

I miei piedi freddi e le tende colorate, e indovinare i tappeti abbinati.

Un sentimento da definire, ma caldo, e sincero, e avvolgente.

L’ultima volta di quell'intreccio i cui lembi combaciano perfettamente.

La densità di un fiocco di neve, del vento d’estate.

L’infarto dei sensi.

Le carezze sul naso. Il suo maglione a righe viola e grigio sulle spalle.  

 

Mi prometti una cosa? Che non cambierai mai, qualsiasi cosa accada, tu devi sempre rimanere te stessa, sempre Cristina, non devi cambiare mai. Ma lo devi promettere anche a te stessa.

 

Commozione, dedizione, confusione, incomprensioni.

Ad esempio, quando mi tocchi il naso mi fai impazzire.

Parlare parlare e parlare senza mai venirne a capo.

Un ti voglio bene sempre sulla punta delle labbra. la confusione.

Non riuscire a piangere deve essere terribile, non riuscire ad amare deve essere anche peggio.

L’amore che fa anche tanto male.

Donargli una lacrima.

Sono i tuoi occhi, per questo sto piangendo, sono talmente belli che fanno venir voglia di piangere.

Una storia che lentamente si spegne, ed inevitabilmente spegne qualcosa anche dentro di te.

Cri, la lontananza è dura per entrambi, non solo per te!

La voglia di piangere, appena sveglia, le lenti scure sull’Arno. Il gelo della pelle, la pietra di lacrime.

Uscite strane, con le lacrime trattenute a stento, tanta confusione, tante incomprensioni, tanto silenzio, nessun bacio.

La mia ridicola voce che tenta di otturare i buchi del silenzio.

Il conforto della luna, la sua testa sulle mie gambe.

Riuscire a dirglielo finalmente. Ti voglio bene.

Una frase che preannuncia la fine, lo sfaldamento di una storia, una frase vecchia come il mondo. Le odio queste frasi, le odio perché  mi fanno sempre tornare in mente i miei 16 anni, e un pomeriggio di maggio, quando fa già buio tardi.

Basta. In 15 minuti. Veloce, indolore, inespressivo.

Diventa una brava giornalista…

 

Chiudere una storia che mi ha dato tanto, strana, bella e particolare, e non me ne dimentico nulla, semplicemente perché mi ha fatto brillare gli occhi.

Lezioni passate con gli occhi lucidi per qualche messaggio. Crescere insieme.

Sentivo solo che ti dovevo abbracciare o stare vicino, come un sentimento di protezione.

 

Compleanno improvvisamente da sola. Eppure mai da sola.

Un brindisi da Brio. Quelle che restano. sempre loro, sempre le stesse, e non se ne vanno.

Auguri che mancano.

 Sentirlo per telefono, una chiamata. Un brivido.  

Il primo esame, scrittura. Un riassunto.  E io i riassunti non li so fare, però mi riesce bene creare immagini.

 

Un braccialetto azzurro e svegliarsi presto per andare prima in facoltà, con una nuova speranza.

Un bigliettino con un numero, scritto e nascosto tra risate e domande.

Un viaggio di ritorno a casa, con una valigiona pesantissima, e la voglia di non partire.

Giorni di studio e di casa, di Natale.

Serate con la musica alta, un sorriso sul viso e del vino caldo sulle labbra.

Risentirlo, la mattina di Natale. Risentirne la mancanza.

Un natale passato con le mie più care amiche, tra regali frettolosi e tante uscite.

 

Chiudere le tre storie più importanti di questi 19 anni.

anno movimentato, intenso, pieno, felice in fin dei conti, anche se paragonato ad un 2006 a dir poco fantastico.

L’anno dei ricordi che fanno finalmente sorridere.

L’anno delle canzoni consigliate ed amate, l’anno della musica nella macchina.

Ho ritrovato persone, ne ho perse altre, che forse erano solo amici di circostanza, tranne uno, a cui ho sempre dato tutto. Sono cambiata io, e sono tornata da me proprio quando credevo di essermi persa. è stato l'anno dei chiarimenti, delle spiegazioni fino all'osso, del nervosismo e dei pugni stretti, delle vecchie abitudini, delle parole sprecate, delle occasioni mancate meno una. mi sono rimessa in piedi, sono migliorata.

L'anno in cui mi sono decisamente allontanata dalla realtà per creare un qualcosa solo per me in cui difficilmente faccio entrare qualcuno.

E' stato l'anno in cui ho pianto ascoltando un sacco di canzoni perchè mi ci riconoscevo.

E' stato l'anno in cui ho perso un po' della vecchia me per strada, però ho trovato anche una nuova me, anche se ho perso anche un po’ di spensieratezza, una nuove me che non cade davanti a qualsiasi cosa, davanti alle solite e quotidiane delusioni, che riesce finalmente a prendere alla leggera i rapporti umani, insomma, un po’ di più rispetto a prima.

Ci sono state persone che passavano quasi per caso, che si sono fermate un po’, che hanno fatto parlare di sé.

L’anno delle tante belle e indimenticabili e magiche notti, l’anno dei tramonti violenti.

 

Magari era solo il momento sbagliato.

Frase che torna, più volte in momenti più o meno adatti, frase pronunciata ed ascoltata, in momenti diversi, più volte in questo anno. E invece no. Credo che sia andato tutto come doveva andare. Farei più attenzione, mi soffermerei di più, starei più attenta. Ma è stato il momento giusto per ogni cosa.

Sei venuta a vedere l’amore come si fa ed io per caso ero qua.

Iniziare più volte una lettera, non riuscire ad andare oltre la prima riga. Perché le parole sarebbero troppe, eppure risulterebbero troppo poche.

È stato l’anno dei colori assurdi nella testa. L’anno della corazza.

L’anno delle poche stelle cadenti, dei pochi desideri.

Email spedite, risposte mai ricevute.

E poi, beh, tutto uguale agli altri anni: troppa cioccolata, troppi pianti inutili, troppe insicurezze. ma anche mille risate contro il cielo, stronzate dette in classe durante le lezioni, pomeriggi stesa sul mio tappeto a pensare, scrivere sempre e scrivere bene.

Il solito bisogno prepotente di scrivere, la mia unica dipendenza. Complimenti disinteressati, e per questo forse più sinceri. Conoscere di persona le mie lettrici. Le soddisfazioni.

Riuscire a guardare con più positività alle cose, andare oltre. una cosa che non mi riusciva prima, andare oltre.

Soffro di meno. Amo più consapevolmente.

 L'anno in cui mi sono accorta che l'unica luce che non si spegne mai era quella delle mie amiche, che insieme ce la stiamo facendo. Che però è difficile pensarci sempre come un "insieme" e che le piccolezze ci travolgono, a volte.

Ma più ostacoli superiamo,più diventiamo forti. Ora però basta cosi, sto bene ora, stiamo bene, e le mie gambe sono stanche di superare altri ostacoli. Abbiamo trovato il nostro equilibrio.

La speranza che, se tutto attorno a noi cambia, beh, noi forse, se davvero ci proviamo, noi dureremo per sempre.

Sei per me essenziale come per il cuore un battito.

L'anno in cui sto cercando di prendermi qualcosa per me, delle decisioni, del cercare di vedere la luce, e giuro che c'è.

Voglio iniziare l’anno con te. Che tu lo voglia o no.


valzi; ; commenti (7)?



il cielo si tocca e tu lo sai
( venerdì, 28 dicembre 2007; 17:09 )

Sai nascono così fiabe che vorrei dentro tutti i sogni miei
e le racconterò per volare in paradisi che non ho

in fondo questo Natale non è stato poi cosi male. si vorrebbe sempre di più, poi si finisce a ringraziare non si sa chi per avere delle amiche splendide, che comunque ti hanno fatto passare serate belle, e indimenticabili.

ci sono cose che restano e che ti aspettano
se passerai di qui

avrei voluto trovare un pezzo di ogni persona importante in questi giorni, eppure c'è sempre chi non si smentisce mai, e continua a deludere, continua a farmi chiedere ma chi è che conoscevo io? Dovrei ricordarmi più spesso quanto una persona può cambiare, quanto può risultare diversa dopo solo qualche mese, come si è spenta la luce negli occhi, come è cambiato il timbro della voce. ma non è importante. il questi giorni di equilibrio e bilico allo stesso tempo, c'è stata una vibrazione, un nome sul display, con degli asterischi finali, che quando una persona è importante io la salvo così, o con un'abbreviazione, o in modo comunque diverso. e una telefonata. [sai, chiamarti è sempre stato il mio pensiero.] e immaginare il suo sorriso dall'altra parte ha fatto sorridere anche me per tutta la giornata. la sua solita allegria contagiosa. e questo strattonamento emozionale in una mattina come quella lo aspettavo. si avverte persino una punta di tenerezza, di complicità. e magari non è la cosa giusta da desiderare, però vorrei rivederti. senza aspettative, senza richieste. perchè in fondo non è mai stato semplice, però è sempre stato bello. lui, che senza rendermene conto è già diventato passato, senza avvisarmi. la certezza che poteva andare diversamente, questa volta, ma poi è andata cosi. forse perchè a volte le persone sono fatte per starsi vicino solo in determinati momenti della vita. persone che non sono giuste per tutta la vita, ma che sono giuste per dei giorni, dei mesi, o degli anni e comunque ti danno tanto, fanno tanto per te, ti fanno crescere, ti insegnano ad amare con diverse modalità, ti segnano, e ti cambiano. si rendono indimenticabili, in qualsiasi caso.

che vuoi che sia sia che sia
si' sia che sia no lascia che sia cosi'
poi sia poesia

non posso non ringraziare una persona. ci sono state in questi ultimi giorni, parole che hanno generato lacrime buone, che hanno lavato via il trucco scuro della maschera che man mano mi stavo costruendo per paura, per non soffrire, per essere, e sembrare soprattutto, più forte. è quando il dolore, l'amarezza, la rabbia si solidificano come un guscio, e scalfire quella corazza diventa sempre più difficile. ora so che basta qualche parola sincera, vera, scritta da chi ti conosce sul serio, conosce anche quelle zone che ora a tutti i costi lasci in ombra, e che nonostante tutto non mi sente più. da una persona che mi è vicina da ormai 14 anni e che è sempre stata fondamentale, e basta poco per sentirsi più vicine.

e se andrai lontano

fa' che non sia troppo fuori mano

mi costa riaccettare un po della mia vecchia speranza, perchè ho paura che farebbe più male. e in quest'anno vorrei diventare una persona che cambia ed agisce in base alla volontà, e non alla paura. ho imparato che reprimere un dolore è controproducente, e ho promesso tante volte che non sarei cambiata mai.


se potessi fermerei
i tuoi passi
in un momento
e scoprire dove sei
se mi stai portando dentro

 


valzi; ; commenti (10)?



un pò mi manca l'aria che tirava
( domenica, 23 dicembre 2007; 10:47 )

Solo che pensavo a quanto è inutile farneticare E credere di stare bene quando è inverno e te Togli le tue mani calde
                                     Non mi abbracci e mi ripeti che son grande

                  

Era solo un post istintivo, l’ultimo. Almeno cosi mi dico, in fondo la sensazione è la stessa, solo che stamattina la confusione la sento più soffice, più sopportabile, attutita, quasi confortevole.

Il Natale è ufficialmente iniziato. In fondo questo periodo è contraddistinto da piccole esplosioni di malinconia, come di piccole esplosioni di gioia. Di serate come quelle di ieri. Con tante risate, con tante piccole cose che ti fanno dire che bella serata, con un sapore caldo sulle labbra, tra il dolce e il salato, con i soliti discorsi che tornano, e che ci fanno ridere come se fosse la prima volta (ma….l’anulare?!hihi), con giri in macchina e cantare, e gli occhi che un po’ si perdono, se leggono un messaggio, o se seguono una scia rossa in cui più volte ho soffocato le mie paure.

Un Natale fatto di abbracci. Perché ora siamo di nuovo insieme qui, perché è tornata una parte di me, e ho rivisto i suoi occhi che brillavano, perché mi sei mancata anche te, lo sai, ma quello che mancava, più di tutto, più delle mani, più della voce, era lo sguardo.

 

                                   Ricordami, come sono infelice lontano dalle tue leggi come non sprecare il tempo che mi rimane E non abbandonarmi mai...  Non mi abbandonare mai!

Un Natale fatto di sbalzi d’umore e di incontri cercati ed evitati, sperando di trovarlo e sperando di rimanerci lontana, Natale di messaggi scritti e cancellati, di numeri in rubrica e chiamate non effettuate, di auguri attesi e sperati.

E sarà stato quel gusto caldo e dolciastro, ma è inutile far finta di vestirsi bene, truccarsi, scendere e ridere, se poi il pensiero torna lì. Torna lì in effetti e non è un posto preciso, non ci sono solo un paio di occhi alla fine del percorso, ma c’è tutto un mondo, e forse non si tratta di altro che della mia totale incapacità nel mettere via le cose. Le belle cose.

 

Io non piango mai per te Non farò niente di simile Si, lo ammetto, un po’ ti penso Ma mi scanso Non mi tocchi più


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( sabato, 22 dicembre 2007; 20:09 )

è la terza volta tra ieri e oggi che apro questa pagina, poi la lascio li, come icona, mi distraggo, faccio altro, cambio canzone, dopo un pò la chiudo. diventa sempre più difficile capire quand'è il momento adatto per sedersi e iniziare a scrivere. è un periodo strano, sono a casa da una settimana ormai, e l'unica cosa che percepisco è una confusione destabilizzante, forse generata dai cambi repentini di dimensione, forse dal Natale, forse da tante emozioni veloci e contrastanti. o forse è solo colpa di quella lista. un Natale strano, in cui non sono riuscita a fare un regalo decente, con tutti i nodi che ho nella testa. giorni di studio, di silenzio, di stanchezza. ma giorni di casa, giorni natalizii. la confusione mi schiaccia anche la serenità, perchè infondo, escludendo un paio di cose, non c'è il minimo motivo per cui dovrei rattristarmi, eppure è cosi. una felicità ipocrita che mi scivola addosso. giorni di assenze, di mancanze. giorni in cui mi stupisco perchè una proposta mi fa vacillare. la verità è che da sola non ci so più stare. lo sguardo nel vuoto, lo sguardo che cerca chi non c'è, lo sguardo che si offusca, e ad un tratto non seguo più la linea bianca sull'asfalto e cerco di contenere una smorfia che sa di passato, ma poi torna, come ora.

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sopra un letto di bottiglie rotte strapazzarsi il cuore
( sabato, 15 dicembre 2007; 21:24 )

la tristezza poi, ci avvolse come miele,
per il tempo scivolato su noi due.

 

Il 13 è arrivato, velocissimo e crudele. È arrivato, e con lui sono arrivata io, anzi, sono ritornata io, a casa. La voglia di partire era passata giovedì pomeriggio. Sono salita su quel treno che aspettavo da mesi, scoraggiata, chiedendomi in fondo perché lo stessi facendo, non avevo appuntamenti, né qualcuno di particolare ad aspettarmi, e la cosa più triste è che ricordavo ancora nitidamente la gioia di ritornare di qualche settimana prima. Tutto diverso. Eppure proprio non sono riuscita a sorridere, anche se la borsa era più leggera, perché non c’era nessun’altro biglietto pronto da usare domenica. Perché settimane fa avevo tutta quella fretta e trepidante aspettavo quella data, per stare due mesi interi a casa, invece ultimamente l’unica cosa che avrei voluto era restarmene un altro po’ in quella città, andare a quella cena lunedì, rivedere quel sorriso, che me ne ricorda un altro che non dimenticherò mai, avrei voluto rendere inutile quel bigliettino, sorprendere con una tasca dimenticata, anche se magari mi sarei dovuta sorbire altre lezioni. quanti progetti, quante idee, ora mi tocca ricostruire ogni giorno daccapo. prendere questo tempo che mi scivola tra el mani e iniziare a plasmarlo, a dargli forma nuova. E salutare le persone meravigliose che ho conosciuto in questi mesi, e che incondizionatamente mi sono state vicino, è stato difficile.

il sorriso di partire sarà solo ritardato, perchè chiamatemi scema, ho qualcosa per cui vale la pena ritornare.

 

Muoiono le stelle,
tra gli ultimi bagliori e un assordante nulla...

 

So che non mi senti.

 

 

Sembra semplice andare avanti. Succede naturalmente, è come un processo inconscio. Si va avanti, deve essere cosi.

E meno male che c’è chi mi rende il carico più leggero, lo prende per un lembo e me lo solleva per un pezzo di strada, cammina per un po’ affianco a me, poi in un attimo decido che devo fare da sola, e allora mi isso il mio carico sulle spalle, da sola. Però loro mi guardano sempre. Controllano che non barcolli. E se succedesse, già le immagino corrermi intorno e riprendere ognuna il proprio lembo. Perché è capitato che da sola proprio non ci riuscissi.

Loro sono una delle poche cose più pure che rimangono.

Ed è vero, verissimo, che la pelle si indurisce, perché ora riesco ad andare avanti sorridendo, con più facilità e leggerezza d’animo, anche se con qualche se e qualche ma. Anche se a volte mi manchi. Giusto per un po’, a volte mi sento gelare il sangue ad immaginare altre donne, a volte capita ancora di fermarmi e pensarti, mentre assaggio una briciola di peccaminoso desiderio, forse non solo fisico, che però resterà inespresso, se no è troppo, se no è peccato, se no è stronzata. A volte succede tutto questo, mentre attraverso un ponte, mentre osservo il fiume che fa l’amore con il cielo, li giù, dietro l'ultimo ponte, mentre il paesaggio verde scorre veloce dal finestrino del treno, mentre la prima nota di una canzone mi fa sobbalzare il cuore, mentre qualcuno mi stringe la mano, e invece ne vorrei solo un’altra, di mano, a stringere la mia, sentirla sulla schiena, e tra i capelli. Non so te. E magari non dovrei dirlo, non dovrei neanche scriverlo, ma ormai è già nero su bianco. Mi sforzo, e lo scrivo in inglese, magari il messaggio arriva comunque, e fa un po’ meno male, cosi lo rendo più indolore. _sometimes I miss you_

È un attimo, poi passa, tanto è solo malinconia, nulla di più, penso che mi basterà solo riposare un po’, magari scrivere, e svanirai via, come tutte le cose che ho già perduto. E poi un lampeggiare arancione, un timore e un tremore, l’amarezza che dilaga. Mi vesto, mi trucco e scendo un po’. Magari cosi è meglio, magari parlo di altro. Magari mi capita anche di parlare dell’Argentina. Eh infatti si, poi capita che ne parlo.

Peccato che il pensiero corre via, in quello che le parole non dicono e il viso non mostra, tra quello che le mani non sanno scrivere e gli occhi non sanno piangere.

 

Mi spiazzi il cuore

 

E ora il Natale mi sa di famiglia, di calore, di commozione soffocata tra le palpebre, di meraviglia, e di solitudine. Mi chiedo se è lecito sentirsi soli, mentre tutto intorno è festa, mentre tutti intorno sorridono e sono felici.

 

ed è per questo che son qui
e tu lontano dei chilometri
che dormirai con chi sa chi
adesso lì ...

 

Post malinconico, lo so. Scusate, a me il Natale fa quest’effetto.


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:D
( lunedì, 10 dicembre 2007; 20:30 )

.un sorriso disteso di allarga sul mio viso.

"...mi fai impazzì come parli...mi piace sentirti parlare..."

 

una lezione da non seguire, chiacchierare e sorridere, un maglione rosso, un braccialetto azzurro.

sono felice, ecco, nient'altro da aggiungere.

sono felice per una sciocchezza cosi, che magari son tutti film miei, ma magari.....magari no ecco.

sono felice e mi sento tanto bimba e tanto sciocchina ad essere felice per cosi poco. ma non posso smettere di sorridere, che forse se è cosi mi passa anche la voglia di partire.


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un fiore tra i capelli
( mercoledì, 05 dicembre 2007; 23:34 )

“Mì, io comunque ho l’allergia al pianto”

 

“Cioè??”

 

“Hai presente quando mangi le fragole, e dopo ti spuntano tutte le bollicine sul viso…? Vuol dire che sei allergica alle fragole. E non puoi mangiarne più.

Io invece ho l’allergia alle lacrime… è una cosa strana, che non ho mai visto accadere a nessun'altro...

se piango troppo, mi appaiono delle macchie sulla fronte…”

 

“Cri, vuol dire che non devi più piangere”

 

 


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il mio giorno
( domenica, 02 dicembre 2007; 23:09 )

ho diciannove anni, e in fondo non ho neanche un granchè da scrivere, se non che sto bene.

Un giorno sai ti penserò
Non passa in fretta il vuoto delle solitudine

 è tardi, ho passato metà di questa giornata in treno, ma va bene cosi. ho avuto tutto quello che mi bastava per ricordarmi che giorno è oggi. 2 dicembre. data che adoro, apparte gli ovvi motivi. mi sa di rotondo, di caldo, mi sa di neve con i riflessi rosati da un tramonto, mi sa di abbracci schiacciati in un maglione verde, parla di un natale alle porte e di città illuminate da poco, ha un odore di famiglia, coperte calde e profumo di dolci che ti sveglia la mattina, perchè questo è il mio giorno.

Nel mio giorno torno più volte indietro, ci sono amici di sempre, il grande amore e ciò in cui credo /
Sai che manca? Forse poco o niente intorno cambia, ma noi siamo quelli di sempre /

una serata fantastica, quella di ieri. semplicemente bella. perchè sono cambiate tante di quelle cose in quest'ultimo anno, e comunque continuo ad essere felice, nonostante tutto, circondata da loro. dai loro messaggi, dai loro bicchieri sollevati, dai loro abbracci a mezzanotte, e le risate, e tutto il resto che funziona cosi bene, quando ci siamo noi, come un enorme ingranaggio che gira e sistema tutto, e diventa sempre più veloce dopo ogni pietruzza scavalcata. le uniche che tutto cambia ma loro non cambiano mai. loro restano sempre cosi. e poi c'è lei, che anche se non c'era fisicamente, era dentro di me, nei miei pensieri, e nelle mie emozioni, che sono sempre cosi straordinariamente simili alle sue. in una vita che condividiamo, che costruiamo insieme, avvantaggiate dal reciproco sostenersi e guardarsi. e un cellulare non basta, ce lo facciamo bastare. ci vorrebbe un abbraccio di quelli che tolgono il respiro. e poi c'è l'altra sorellina lontana, a Pisa, che è la prima a chiamarmi e darmi gli auguri e l'ultima ad abbracciarmi e ripetermi, di nuovo, auguri.

c'è solo una minima amarezza, in questa giornata. c'è qualcuno che è mancato all'appello. anche io, esattamente come lo era lui, ero sicurissima che se ne sarebbe ricordato. e invece no. io mi sbagliavo. due binari che corrono paralleli ma in due direzioni lontane ed opposte, il ricordo di uno striscione. una telefonata strana. e poi i ricordi si mischiano, si confondono, perchè il viaggio in treno è lungo e pieno di coriandoli di tempo da colorare con i pensieri. una lacrima scivola via, è quasi tradizione.

 un compleanno si dimentica e un sorriso no
Tu gridi che con me non ci dormi
e vai via in un giorno di sole con un ultimo sguardo è finita con te


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come si anestetizza il cuore?
( sabato, 01 dicembre 2007; 15:10 )

Il sesso fa partire
l'amore fa tornar da te

Stamattina mi sono svegliata, e novembre era finito. è scivolato via questa notte, silenzioso, come ci riesce solo lo scorrere del tempo avido, l'ho lasciato scivolare via, facilitato da qualche lacrima. poche, a dir la verità. Mi sono svegliata e mi girava la testa, mi sentivo gli occhi pesanti. Mi sono svegliata, e inutile dire che il primo pensiero è stato che lui non c'era. e non ci sarebbe stato. poi ho socchiuso gli occhi, ho respirato forte, e sono uscita dal calore rassicurante delle coperte, e con il sorriso ho ricominciato.

e mi stenderei sul tuo corpo e
ti asciugherei le lacrime
ma è troppo tardi adesso
tornare a ieri
e il tempo sta scadendo
e noi continuiamo a doverci dire addio

scriverò delle cose scollegate, parole che mi ha dettato la notte, e la malinconia, sciverò cose di cui probabilmente mi pentirò tra un'ora.

sono a qualche ora dai miei 19 anni. ed è come se i miei 18 fossero una scatola bella grande, ed io stia ad un passo dal chiuderla. insieme all'ennesima storia. e in questa scatola ci ho chiuso le tre storie più importanti, tutte finite, in un modo o nell'altro, in quest'ultimo anno. magari sembrerò sciocca, infantile, ingenua, magari non sono stata che una delle tante, molto probabilmente è cosi, ma non importa, questo non cambierebbe ciò che lui è stato per me. perchè mi ha dato tanto. anche se pensa il contrario. perchè lui mi ha salvata quest'estate, e non ho problemi a dirlo, questo lo sa già.

Mesi di sole e sorrisi, sabbia e mare al chiaro di luna, di foto, di pelle e profumi estivi, di desiderio e passione, di sensualità e tenerezza, di coperte trapuntate di azzurro, e stelle, e lune piene, e panorami illuminati da luce artificiale, e girasoli, e sorprese, e i cornetti, e i film, le chiacchierate e i confronti, sempre dissonanti, le mani e le labbra, muretti e passeggiate, e mano nella mano, e lui che mi tocca il naso e mi scosta i capelli, il materasso nuovo e le notti, i consigli, gli infarti emozionali, il suo petto, sul quale ho dormito, pianto e sorriso.

si prova sempre a mantenersi dentro il meglio. i ricordi sono crudeli, bisogna renderli il più dolci possibile.


Non cerco comprensione
e lacrime che tu non hai
è stata un'emozione
                      che mi ha rubato l'anima

e credo sia stata la scelta più giusta, per entrambi. non ho rimorsi, nè rimpianti, nè tantomeno del rancore. non nascondo la rabbia per chi si arrende, per chi non ci crede più.

e menomale che ha spento il cd, perchè con Ligabue in sottofondo sarebbe stato tutto più dfficile, con il ricordo di quando ci accompagnava per altre dinamiche. poi mi ha abbracciata, ho preso quello che potevo del suo odore.  e non è giusto, perchè ieri sera c'erano persino le stelle.  ci si aspetta sempre qualcosa dopo, fosse anche un semplice grazie. qualcosa che puntualmente non arriva.

anche la radio si fa beffa di me. non si sentiva da una vita quella canzone. ora invece passano solo quella, ovunque. you're everything.

ho il gelo dentro. e medito di tenermelo ancora per molto, sto scoprendo che è un'ottima corazza.

come si fa ad anestetizzare il cuore?  forse è proprio cosi. mi farebbe piacere saperlo, ma non per renderlo indolore per sempre, magari solo per un pò.


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the blog
*loading* piccole stelle. utente anonimo in lei gli raccontava f...
Cecia in you are my wonderwal...
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utente anonimo in Ti guardo per l'ulti...
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« Come ci si innamora? Si casca? S'inciampa, si perde l'equilibrio e si cade sbucciandosi il cuore? Ci si schianta per terra? O è come rimanere sospesi oltre l'orlo di un precipizio, per sempre?»
« Senza spiegare nulla, senza dirti dove ci sarà sempre un mare che ti chiamerà »
« Vieni un po' qua, fammi sentire il mare al centro di questa città. »


ti sento
una ragazza distratta, assorta nei suoi pensieri, i capelli sulle spalle, un po di matita nera sotto gli occhi, l'ipod nelle orecchie e parole che hanno voglia di uscire. malinconica come i ricordi che scappano via,romantica come una lettera d'amore, sognatrice come una nuvola, permalosa che pensa e ripensa alle piccole frasi,complicata come un compito di matematica, trasparente come il cielo d'estate, scostante come la pigrizia, ingenua come una bambina, fragile come un fiore, imprevedibile come i temporali estivi,sbadata come una cosa dimenticata, apatica come un pomeriggio senza fare nulla, lunatica come le maree, sensibile come la corda più acuta di un violino, irruenta come un'onda, incapace a mettere via le cose, le belle cose

questa è la mia vita
scrivere.le mie sorelline.la spiaggia d'inverno quando è bel tempo.i pomeriggi coccolosi.i miei ricordi.le foto.le poesie.le serate fino a tardi a chiacchierare.il mio cuscino di Nemo.il rumore delle onde del mare quando è buio.i baci sulla pancia. fare le valigie. tormare a casa. il thè caldo di pomeriggio.il mare.i girasoli. Il verde.le stelle cadenti. la luna piena.i ciliegi. il profumo della pioggia estiva. i fogli bianchi da riempire. poter esprimere un desiderio. la primavera.chi sa farmi arrossire. capirsi con uno sguardo. gli abbracci forti.la mia musica. le piccole cose sussurate. l'arno con il cielo terso. gli attimi indimenticabili. le canzoni smezzate. tenere x mano qualcuno.la mia malinconia.chi sa parlare stando in silenzio. le notti infinite. dormire abbracciando un sogno.

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