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( venerdì, 19 ottobre 2007; 15:08 )
Ora tornare a casa ha una vena triste, perché mi sento un po’ di passaggio, un po’ ospite frettoloso, e quella valigia in fondo alla stanza so che non dovrò disfarla mai. Ma questo tempo passerà Sono stato cosi tanto tempo solo che Non sono mai stata per diecigiorni lontana da casa, e ora già sembra mi appartenga di meno. E Gaeta non mi è mai sembrata bella quanto ieri, e neanche tornare a casa in macchina con loro tre, e neanche una cena mi era sembrata mai cosi bella. ...e il più dolce fiato fu quello trattenuto... Due settimane strane, altalenanti. Un abbraccio interminabile riflesso in un vetro sporco della stazione. Dubito che ci siano abbracci insieme più dolci e più tristi di quelli scambiati in stazione. Una bottiglietta che ora occupa uno posto fisso sulla scrivania. Il profumo di un angolo di Pisa che mi ha fatto sobbalzare il cuore. Altalenanti, dicevo. Eppure ci sono state mattine di ineffabile pace interiore. Tutto merito del cielo. Di quello spettacolo a cui assisto ogni tiepida mattina, e mi lascia a sorridere tra le note del mio ipod, quello spettacolo a cui non ci si fa mai l’abitudine, che viene accompagnato da un piccolo languore residuo allo stomaco al pensiero di lui, a quanto vorrei fargli vedere questa città. Tienimi con te in una foto dove vuoi Ci sono state anche notti insonni e mattine stanche e corse per la casa e scherzi e risate. Giusto per rendere più leggero il macigno. Il traffico di valigie il venerdi pomeriggio sul corso che ci fa rabbia ed invidia. Condividere dubbi, difficoltà, segreti, crisi di pianto e botte di allegria, naturali o indotte da qualche liquido colorato. Ritrovarsi a cantare tutte insieme e rompere lo stereo per la seconda volta. Il brivido che ti fa salutare chi in terra Gaetana non saluteresti, perché in fondo neanche conosci, ma che riconosci tra la gente solo perché ne senti l’odore del mare che gli scorre nelle vene, lo stesso mare che in fondo scorre nelle tue. Stai con me Stai con me E se avrai perduto i ricordi Ora che cammino un po’ assente Dieci giorni con chi ha crisi da difendere e chi è stanco di farlo, sentir cambiare il sapore delle lacrime, letti disfatti da qualcun’altro, pronti a donare l’istante giusto per addormentarsi, quella cortesia e quei riti speciali che già si sono insediati tra noi, il sabato tra pianti collettivi e risate che ti strattonano il cuore per la loro semplicità, tra cose che non si dovrebbero leggere mai e le ipotesi su quelle cose impossibili da leggere, e l’insanabile curiosità, un sabato indicibile, tra lo studio e msn, tra chi si vuole tagliare le vene e chi invece si taglia un dito, tra chi non sa cosa mettersi e chi svuota l’armadio, tra un pianto davanti allo schermo seguito da altri, un pranzo e un segreto, diverse litigate, tra il vino e l’acqua versata sul tavolo, tra un pigiama infilato a difficoltà e le ultime insensate frasi sussurrate prima di addormentarsi, che non importa se per colpa sua ho iniziato a parlare la notte, io non ho mai dormito con qualcun’altro in stanza per tutti questi giorni, e stanotte in camera mia da sola, non ho dormito poi cosi bene, e le forti risate sulle scale, le cene stanche e le spalle pesanti, gli stenti, la disillusione, la voglia di ritrovarsi a parlare come un tempo, e stare sveglie tutta la notte, o quasi, tra soliti ricordi soliti amori e tenere coincidenze condivise, per chi ha significato poco meno di niente e per chi ha significato molto di più di niente, perché se ricordi la prima volta nella tua vita che hai visto quella persona che ora è al tuo fianco un motivo ci sarà, tra l’acqua che manca e le cene sfiziose, gli scatti di pazzia e “meno male che ci siete voi sennò io ora… non lo so…non lo so come facevo da sola..”, le mani strette con forza e bagnate da lacrime salatissime, “perché vorrei trasmetterti un po’ della mia felicità”, le riunioni serali in camera e le confidenze, tra chi ha voglia di tornare e chi vorrebbe solo scappare, tra chi è alla ricerca di un consiglio e chi di una soluzione, chi ha bisogno di un appoggio e chi di una mano che le scompigli i capelli, tra chi trova una favola e pensa di aver sprecato il suo tempo perché ciò che cercava ce l’aveva lì, sotto gli occhi, tra chi la sua favola l’ha trovata già da tanto e la mancanza è troppo pesante e corre dietro il primo treno, tra chi non sa quale favola scegliersi, e tra chi fa diventare quel poco che per ora ha, una favola. Poco si, ma abbastanza. Anche se con incomprensioni, nervosismi, fraintendimenti, con telefonate dagli occhi lucidi e un nodo in gola, perché “dovremmo darci una regolata sul serio perché insieme stiamo cosi bene”… Telefonate dai toni pungenti, brevi, acuti, con frasi crudeli, in cui mi sentivo risponderti a tono mentre volevo solo gridare che mi mancavi e avevo bisogno di abbracciarti ed ero stanca per tutto quel cumulo di studio. Tornare a cena con gli occhi lucidi e nascondere la voglia di piangere con la rabbia, con una lettera di addio –non mia-, con la stanchezza, con le risate. E a volte sembriamo attaccarci ad ogni cosa, persino alle virgole, persino ad una frase detta per scherzo, una frase detta dal sollievo di risentire squillare il telefono dopo poco, per la gioia di sentire lo sforzo per avere meno orgoglio. E meno male che ci sono anche state telefonate con più di uno scusa, con qualche dolcezza e qualche risata, ma quelle sono telefonate che valgono più delle altre, cosi si dice, io invece preferisco ridere, a telefono con te. E il telefono che dovrebbe addolcire la distanza e invece la inasprisce, la rende quasi atroce perché poi non posso guardarti negli occhi per assicurarmi che sia tutto apposto. A volte ho faticato a percepire la tua presenza accanto a me e poi subito dopo magari mi ritrovo a fissare il buio e a sorridere a denti stretti. ...siamo gli ostaggi di un amore che esplode ruvido di istinto e sudore... E vorrei spazzare via i tuoi paletti, allungare i confini, disintegrare i limiti, scovare le tue riserve, smussare i tuoi angoli... ...e tu ti prego smussa i miei, che sono anche di più. Perché a volte bastano i tuoi polpastrelli a rimarginarmi le crepe. Perché vorrei tornare a ridere senza motivo, anche quando non sono in tua presenza. E io non riesco ad alzarmi una barriera di cristallo e a fare entrare dal buco della serratura solo ciò che non potrà farmi male in futuro. E io, paradossalmente, ti adoro.
valzi; ; commenti (9)? ![]() ( sabato, 13 ottobre 2007; 20:49 )
...e altra rugiada scappò via dei petali dell'ultimo fiore dalle sfumature verdi e argentate....
...rugiada che aveva il bagliore delle perle.... rugiada che assomigliava alle perle stesse, per colore, lucentezza e valore valzi; ; commenti (2)? ![]() ( venerdì, 05 ottobre 2007; 18:31 )
e non è stata una gita e non è stata una vacanza. anzi è sembrato più un cambio repentino di dimensione, due vite indossate in modo disarticolato, due magliette che si sfilano veloci e le cuciture saltano per essere risaldate la domenica pomeriggio alle ore 16:23. .la prima settimana da universitaria. non so dire bene cosa si prova quando il portone ti si chiude alle spalle con un rumore secco e la freschezza del mattino ti esplode in faccia e non puoi fare a meno di sorridere. Porto il mio sorriso e i miei capelli mossi dal vento in strade in cui non ho mai camminato, in angoli che hanno il cielo terso e un leggero profumo di mare, e viali con un penetrante odore acre di città, e l’aria è inghiottita da un caldo che sembra di essere in luglio. E cammino a testa alta, perché finalmente studio ciò che amo e mi appartiene e mi appassiona, e poi Pisa io l’amo già. E non sapevo che l’indipendenza avesse questi colori. E queste forme. lo so, lo sai E poi entrare in quell’aula con le dita frenetiche che fendono l’aria e il cuore che entusiasta danza una coreografia che ha sempre guardato dalla platea e che ora si ritrova a ballare, scoprendo che in fondo la conosce già a memoria. Non è mai stato cosi bello camminare con l’ipod sparato nelle orecchie, per rinchiudermi in un mondo che è solo mio, perché mia è la musica, miei sono i pensieri e i sogni, anche se ancora da realizzare, ancora da perfezionare. Libera di sorridere un po’ tra i denti. E al diavolo se qualcuno pensa che sia pazza. È diventato un sollievo non conoscere nessuno. Rende un po’ più liberi. Ritrovare la tenerezza in quelle quattromura, il calore delle foto alle pareti, la sicurezza di mani conosciute, di risate familiari, il sollievo di sapere che comunque c’è qualcuno a casa che ti aspetta. Chiamarle “casa”, sentirci una famiglia. ci vuole poco.. In bagno truccarci insieme e di sera sedere sui muretti altissimi sul lungarno e guardare giù il fiume e le luci suggestive di Pisa di notte. parlare di libri. poi tornare a casa e radunarci su due letti, confidarci, ridere un pò, prenderci in giro. Come corre questo treno, perché mi porta via, Ci sono stati momenti di sconforto, di sfiducia, “pensieri senza sole e domande senza risposta”, in cui volevo solo urlare a voce alta e invece mi sono ritrovata a farlo a voce spenta. Ci sono state urla inudite, una presenza a tratti tangibile, un pensiero di sottofondo sempre presente, un flusso irrefrenabile dietro le quinte, dietro la catasta di pensieri e lezioni da seguire con assidua concentrazione. Ci sono state stranezze provocate dal timore, provocate dall’assenza, dalla distanza. Tu sei dentro di me E ho stretto i denti. Li ho stretti forte, e giovedì mi sono sembrata una bambina il giorno di Natale. finalmente, di nuovo, a casa. valzi; ; commenti (5)? ![]() |
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the blog
*loading* piccole stelle.
utente anonimo in lei gli raccontava f...Cecia in you are my wonderwal... utente anonimo in you are my wonderwal... utente anonimo in you are my wonderwal... utente anonimo in Ti guardo per l'ulti... Cecia in Ti guardo per l'ulti... 7vAnNa7 in Ti guardo per l'ulti... « Come ci si innamora? Si casca? S'inciampa, si perde l'equilibrio e si cade sbucciandosi il cuore? Ci si schianta per terra? O è come rimanere sospesi oltre l'orlo di un precipizio, per sempre?» « Senza spiegare nulla, senza dirti dove ci sarà sempre un mare che ti chiamerà » « Vieni un po' qua, fammi sentire il mare al centro di questa città. » ti sento
una ragazza distratta, assorta nei suoi pensieri, i capelli sulle spalle, un po di matita nera sotto gli occhi, l'ipod nelle orecchie e parole che hanno voglia di uscire. malinconica come i ricordi che scappano via,romantica come una lettera d'amore, sognatrice come una nuvola, permalosa che pensa e ripensa alle piccole frasi,complicata come un compito di matematica, trasparente come il cielo d'estate, scostante come la pigrizia, ingenua come una bambina, fragile come un fiore, imprevedibile come i temporali estivi,sbadata come una cosa dimenticata, apatica come un pomeriggio senza fare nulla, lunatica come le maree, sensibile come la corda più acuta di un violino, irruenta come un'onda, incapace a mettere via le cose, le belle cose
questa è la mia vita
scrivere.le mie sorelline.la spiaggia d'inverno quando è bel tempo.i pomeriggi coccolosi.i miei ricordi.le foto.le poesie.le serate fino a tardi a chiacchierare.il mio cuscino di Nemo.il rumore delle onde del mare quando è buio.i baci sulla pancia. fare le valigie. tormare a casa. il thè caldo di pomeriggio.il mare.i girasoli. Il verde.le stelle cadenti. la luna piena.i ciliegi. il profumo della pioggia estiva. i fogli bianchi da riempire. poter esprimere un desiderio. la primavera.chi sa farmi arrossire. capirsi con uno sguardo. gli abbracci forti.la mia musica. le piccole cose sussurate. l'arno con il cielo terso. gli attimi indimenticabili. le canzoni smezzate. tenere x mano qualcuno.la mia malinconia.chi sa parlare stando in silenzio. le notti infinite. dormire abbracciando un sogno.
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